Dedicato a tutti i non credenti che si sentono affogare nel magma ipocrita ed invadente del cattolicesimo.
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venerdì, 18 maggio 2007
Lettera di Marco Travaglio a Ruini

POSTA PRIORITARIA

10 / 05 / 2007

Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini,

mi rivolgo a lei anche se la so da poco in pensione, anziché al suo successore card. Bagnasco, perché lei è un po' l'Andreotti del Vaticano: ha accompagnato la vita politica e religiosa del nostro paese per molti decenni.

Come lei ben sa, non c'è paese d'Europa che abbia avuto tanti capi del governo cattolici come l'Italia. Su 60 governi in 60 anni, 51 avevano come premier un cattolico e solo 9 un laico: 2 volte Spadolini, 2 Craxi, 2 Amato, 2 D'Alema, 1 Ciampi, che peraltro si dichiara cattolico.

In 60 anni l'Italia è stata governata per 52 anni da un cattolico e per 8 da un laico.

Se la DC e i suoi numerosi eredi avessero fatto per la famiglia tutto ciò che avevano promesso, oggi le famiglie italiane dormirebbero tra due guanciali.

Sa invece qual è il risultato? Che l'Italia investe nella spesa sociale il 26,4% del Pil, 5 punti in meno che nel resto d'Europa a 15, quella infestata di massoni, mangiapreti, satanisti e - per dirla con Tremaglia - culattoni. Se poi andiamo a vedere quanti fondi vanno alle famiglie e all'infanzia nei paesi che non hanno avuto la fortuna di avere in casa Dc e Vaticano, scopriamo altri dati interessanti. L'Italia è penultima in Europa col 3,8% della spesa sociale alle famiglie, contro il 7,7% dell'Europa, il 10,2% della Germania, il 14,3% dell'Irlanda.

Noi diamo alla famiglia l'1,1% del Pil: meno della metà della media europea (2,4).

Sarà un caso, ma noi siamo in coda in Europa per tasso di natalità: la Francia ha il record con 2 figli per donna, la media europea è 1,5, quella italiana 1,3. E il resto d'Europa ha i Pacs, noi no: pare che riconoscere i diritti alle coppie di fatto non impedisca le politiche per la famiglia, anzi. Lei che ne dice?

Lei sa, poi, che per sposarsi e fare figli, una coppia ha bisogno di un lavoro stabile. Sa quanto spendiamo per aiutare i disoccupati? Il 2% della spesa sociale, ultimi in Europa. La media Ue è il 6%. La Spagna del terribile Zapatero spende il 12,5. I disoccupati che ricevono un sussidio in Italia sono il 17%, contro il 71 della Francia, l'80 della Germania, l'84 dell'Austria, il 92 del Belgio, il 93 dell'Irlanda, il 95 dell'Olanda, il 100% del Regno Unito. E per i giovani è ancora peggio: sotto 25 anni, da noi, riceve il sussidio solo lo 0,65%; in Francia il 43, in Belgio il 51, in Danimarca il 53, nel Regno Unito il 57.

Poi c'è la casa. Anche lì siamo penultimi: solo lo 0,06% della spesa sociale va in politiche abitative (la media Ue è il 2%, il Regno Unito è al 5,5). Se in Italia i figli stanno meglio che nel resto del mondo, anche perché sono pochissimi, per i servizi alle madri siamo solo al 19° posto.

Forse, Eminenza, visto il rendimento dei politici cattolici o sedicenti tali, avete sempre puntato sui cavalli sbagliati. O forse, se aveste dedicato un decimo delle energie spese per combattere i DiCo e i gay a raccomandare qualche misura concreta per la famiglia, non saremmo i fanalini di coda dell'Europa: perché i nostri politici le promesse fatte agli elettori non le mantengono, ma quelle a voi le mantengono eccome.

Sonoproprio sacre.


Ora speriamo che il Family Day faccia il miracolo. A questo proposito, vorrei mettere una buona parola per evitare inutili imbarazzi. Come lei sa, hanno aderito all'iniziativa moltissimi politici così affezionati alla famiglia da averne due o tre a testa. Come Berlusconi, che ha avuto due mogli, senza contare le giovani e avvenenti attiviste di Forza Italia con cui prepara il Family Day nel parco di villa Certosa.

Le cito qualche altro esempio da un bell'articolo di Barbara Romano su Libero. Vediamo la Lega, che fa fuoco e fiamme per la sacra famiglia. Bossi 2 mogli. Calderoli 2 mogli (la seconda sposata con rito celtico) e una compagna. Castelli, una moglie in chiesa e l'altra davanti al druido. Poi c'è l'Udc, l'Unione democratico cristiana, dunque piena di separati e divorziati. Divorziato Casini, che ha avuto due figlie dalla prima moglie e ora vive con Azzurra. Divorziati l'ex segretario Follini e il vicecapogruppo Giuseppe Drago, mentre la vicesegretaria Erminia Mazzoni sta con un divorziato. D'Onofrio ha avuto l'annullamento dalla Sacra Rota.

Anche An è ferocissima contro i Dico. Fini ha sposato una divorziata. L'on. Enzo Raisi ha detto: "Io vivo un pacs". Altro "pacs" inconfessato è quello tra Alessio Butti e la sua compagna Giovanna. Poi i due capigruppo: alla Camera, Ignazio La Russa, avvocato divorzista e divorziato, convive; al Senato, Altero Matteoli, è divorziato e risposato con l'ex assistente. Adolfo Urso è separato. L'unico big in regola è Alemanno: si era separato dalla moglie Isabella Rauti, ma poi son tornati insieme. Divorziati gli ex ministri Baldassarri (risposato) e Martinat (convivente). La Santanchè ha avuto le prime nozze annullate dalla Sacra Rota, poi ha convissuto a lungo.

E Forza Italia? A parte il  focoso Cavaliere, sono divorziati il capogruppo alla Camera Elio Vito e il vicecapogruppo Antonio Leone. L'altro vice, Paolo Romani, è già al secondo matrimonio: «e non è finita qui», minaccia. Gaetano Pecorella ha alle spalle una moglie e "diverse convivenze". Divorziati anche Previti, Adornato, Vegas, Boniver. Libero cita tra gli irregolari persino Elisabetta Gardini, grande amica di Luxuria, che ha un figlio e (dice Libero) convive con un regista. Frattini, separato e convivente, è in pieno Pacs. Risposàti pure Malan, D'Alì e Gabriella Carlucci, mentre la Prestigiacomo ha sposato un divorziato. E al Family day ci sarà pure la Moratti col marito Gianmarco, pure lui divorziato.

Ecco, Eminenza, personalmente sono convinto che ciascuno a casa sua sia libero di fare ciò che vuole. Ma è difficile accettare l'idea che questi signori, solo perché siedono in Parlamento, abbiano dal '93 l'assistenza sanitaria per i conviventi more uxorio e vogliano negarla a chi sta fuori.

E che lei Eminenza non abbia mai tuonato contro i Pacs parlamentari. Ora però non vorrei che qualche Onorevole Pacs disertasse il Family Day per paura di beccarsi una scomunica. Perciò mi appello a lei: se volesse concedere una speciale dispensa almeno per sabato, ne toglierebbe d'imbarazzo parecchi. Potrebbe pure autorizzarli a sfilare ciascuno con tutte le sue famiglie, magari entro e non oltre il numero di 3. Per far numero.

Ne guadagnerebbe la partecipazione. Si potrebbe ribattezzare l'iniziativa Multifamily Day.

 
Marco Travaglio

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domenica, 13 maggio 2007
I cammelli al galoppo nella cruna dell'ago

di Eugenio Scalfari, La Repubblica del 13 maggio 2007


IL FAMILISMO è la base della società italiana, così ha scritto ieri su questo giornale Francesco Merlo e tutti concordiamo con lui. Lo è nel bene e nel male. Tutti siamo figli di mamma - si dice e si sa - e di mamma ce n'è una sola; a lei si ricorre anche nell'età adulta per ritrovare serenità, conforto, ristoro ed anche, con l'avanzare degli anni, per proteggerla e accompagnarla affinché non si senta sola in vista dell'ultimo appuntamento.

Familismo non è necessariamente sinonimo di famiglia. Il primo è un modo d'essere e di sentire, la seconda è un'istituzione convalidata da un contratto che per i cattolici realizza anche un sacramento. Spesso però quei due termini coincidono ibridandosi reciprocamente. Quando questa compenetrazione avviene la micro-istituzione familiare si chiude a riccio, esclude e non include, rischiando di diventare omertosa e di far prevalere la difesa dei propri confini sulla solidarietà civica e perfino sull'amore del prossimo.

Le società profondamente cristiane - se ancora ce ne sono - conoscono questo contrasto che ha le sue radici addirittura nella predicazione di Gesù di Nazareth. Dopo aver incitato i discepoli e il popolo che lo seguiva all'amore e alla carità, egli aggiunse: "Voi credete che io sia venuto a portare la pace ma io ho portato la spada. Io metterò il padre contro il figlio, la figlia contro la madre, il fratello contro il fratello. Chi verrà con me abbandonerà la famiglia. La mia famiglia non sono mio padre e mia madre ma siete voi che credete in me".

È un passo dei Vangeli molto controverso che ha una sola interpretazione possibile: Gesù pone se stesso come simbolo di carità e amor del prossimo e vede i legami familiari e l'egoismo di gruppo che li può intridere come una barriera da abbattere se il cristiano vuole aprirsi al comandamento dell'amore del prossimo. In questa visione la famiglia, luogo di amore, non può che essere aperta e inclusiva. Se non lo è il Maestro esorta i suoi seguaci ad abbattere il muro che la protegge e ad aprire le braccia e il cuore al Dio della misericordia, della tenerezza, del bene.

Noi laici, ma non ghibellini, vorremmo che questa fosse la visione della famiglia che ha radunato ieri, in piazza San Giovanni, una gran folla di persone per iniziativa di molte associazioni cattoliche, dei preti e dei Vescovi italiani. I promotori di quel raduno hanno sostenuto che proprio questa è stata la sua motivazione. E poiché l'istituzione familiare vive nel nostro tempo e deve sopperire ai bisogni e alle sfide quotidiane, gli obiettivi concreti della manifestazione sono stati anche quelli di premere sul governo affinché delinei una politica di sostegno economico alle famiglie per renderle più sicure del loro futuro e indurle anche per questa via a crescere e a moltiplicarsi.

Ebbene, spiace dirlo ma le cose ieri pomeriggio non sono andate così. Né era possibile - ammettetelo - che quella moltitudine non fosse strumentalizzata. Basta aver visto con quale entusiasmo sono stati accolti prima Fini e poi Berlusconi. Basta aver ascoltato le parole pronunciate da quest'ultimo un minuto prima di fare la sua comparsa e incassare l'ovazione che gli è stata tributata dalla piazza di San Giovanni.

"Io sono qui" ha detto "per testimoniare che i veri cattolici non possono stare a sinistra; non possono stare con i comunisti che hanno ridotto la Chiesa al silenzio e ancora vorrebbero ridurre la religione a un fatto privato. Io sono qui per far sì che la Chiesa possa liberamente parlare e affermare la propria verità e i propri valori che sono anche i nostri".

E così è stato servito il buon Pezzotta, organizzatore ufficiale del raduno, affannatosi per settimane a rassicurare che nessun colore politico avrebbe prevalso in quella piazza e in quella moltitudine, che cattolici e non cattolici avrebbero potuto e dovuto affratellarsi in nome della famiglia, dei suoi diritti e dei suoi doveri.
Se Pezzotta - come ci ostiniamo a sperare per lui - è un uomo di buona fede, dovrebbe aver passato una pessima nottata nel constatare che i suoi sforzi sono stati ridicolizzati dalla realtà. Oppure - se si rallegrerà per quanto è accaduto - dovremo concludere che ha tentato di prendere in giro gli italiani che la pensano diversamente dalle piazzate berlusconiane.

Che Pezzotta sia un ingenuo si può anche concedere, ma sono altrettanto ingenui i vescovi della Conferenza episcopale? E il papa che anche dal Brasile ha seguito con attenta intenzione la manifestazione romana? (Apprendo ora dal telegiornale che Pezzotta con aria felice ha detto: "Il papa sarà contento di questa giornata". Tanto ingenuo dunque non è).

In realtà il Vaticano e le diocesi italiane stanno assordando da anni gli italiani con lo sventolio dei loro interessi e dei valori usati per ricoprirli. Hanno trasformato la Chiesa italiana nella più potente delle "lobby". Hanno voluto il raduno di Roma per mettere in scena una prova di forza politica e muscolare. Hanno attinto a piene mani ai fondi provenienti dall'8 per mille versato nelle loro casse dallo Stato italiano. Stanno risuscitando il clericalismo e l'anticlericalismo. Sono entrati a gamba tesa nell'agone politico a dispetto della lettera e dello spirito del Concordato.

Questo è accaduto ieri. Non vorremmo usare parole gravi ma la giornata di ieri ha indebolito la democrazia italiana. Non perché tanta gente si sia riunita per far sentire la sua adesione ai valori e agli interessi delle famiglie; ma perché quella stessa gente è stata manipolata dalle destre e dalla Chiesa in perfetta sintonia tra loro. Trono e altare, come ai vecchi tempi.
Vengono in mente i farisei denunciati da Gesù come sepolcri imbiancati e viene in mente anche la biografia privata di molti capi della destra a cominciare dal suo leader massimo.

Ho già detto: non siamo ghibellini. Ma sentiamo che forze potenti ci spingono a diventarlo. Siamo contro chi volesse ridurre la Chiesa al silenzio, anche se non c'è nessuno che lo voglia. Ma siamo soprattutto contro chi sta riducendo al silenzio i laici e facendo a pezzi la laicità.

* * *

Da questo punto di vista bene hanno fatto i radicali e quanti ne hanno condiviso l'iniziativa a promuovere il raduno del "coraggio laico" a piazza Navona. La sproporzione delle forze in campo era evidente e proprio per questo è stata usata la parola coraggio.
Il grosso del centrosinistra era assente. In ascolto, hanno detto i suoi leader. Ebbene, ora hanno ascoltato. Di incoraggiamenti per una politica di sostegno finanziario alle famiglie non c'era bisogno: una parte delle scarse risorse disponibili è già stata impegnata dal governo in quella direzione; altre provvidenze saranno decise nel convegno di Firenze promosso dal governo e Rosy Bindi.

Resta l'accoppiata tra la Chiesa italiana e la destra, fragorosamente espressa da mesi e culminata nella giornata di ieri. Si spera che i leader del Partito democratico abbiano ascoltato con profitto e che almeno un briciolo di coraggio laico sia penetrato nelle loro menti.

Gesù di Nazareth rovesciò i tavoli dei mercanti e li scacciò a frustate dal Tempio. Gesù di Nazareth predicava la pace ma sapeva usare la spada quando fosse necessario.

Ha detto tante cose Gesù di Nazareth. Forse i laici dovrebbero promuovere un raduno di massa intitolato al suo nome per vedere fino a che punto la Chiesa di oggi abbia ancora il diritto di usarlo e non parli invece sempre di più con lingua biforcuta. Per vedere se il ritorno al nuovo temporalismo sia un fatto positivo o negativo per il sentimento religioso. Per vedere se i papisti di oggi lottino ancora affinché gli ultimi siano i primi. Infine per capire se i cammelli riescano a passare nella cruna dell'ago o se quella cruna non sia diventata una ampia autostrada dove i cammelli transitano al galoppo con tutto il carico delle loro ricche mercanzie.

Sì, bisognerebbe proprio farlo un raduno di massa su Gesù di Nazareth. Non credo che il trono e l'altare uniti insieme siano di suo gusto, figlio dell'Uomo o figlio di Dio che lo si voglia considerare.


(13 maggio 2007)

Postato da: alemae a 16:11 | link | commenti (2)

lunedì, 23 aprile 2007
Minacce a Bertone?

da "il messia":

"E' notizia recente la preoccupazione di tutta una città... della regione... dell'Italia intera... del mondo... e via discorrendo: qualcuno ha SCRITTO frasi "ingiuriose" contro i massimi esponenti del clero italiano. Frasi ingiuriose quali "Bertone vergognati". Chiaramente, se io dico a un passante "vergognati" sono passibile di denuncia penale, e devo pregare che resistano alla tentazione di restaurare la pena di morte."


Leggete il resto!
http://ilmessia.blogspot.com/2007/04/e-notizia-recente-la-preoccupazione-di.html

Postato da: alemae a 19:26 | link | commenti

domenica, 18 febbraio 2007
Le potenti lobbies

Da La repubblica di oggi (l'articolo è qui), traggo un passo di Eugenio Scalfari:

(...) la cosa più singolare l'ha detta appena ieri Benedetto XVI denunciando la pressione di potenti "lobbies" che vorrebbero ridurre al silenzio la voce della Chiesa. Incredibile. La Cei del cardinal Ruini si sta muovendo da anni come la più potente delle "lobbies" e il Papa protesta contro supposti gruppi di pressione che vorrebbero confiscarne il diritto ad esprimersi.

Chi sarebbero questi lobbisti? Oscar Luigi Scalfaro? Il vescovo Plotti? Il cardinal Silvestrini? Il cardinal Tettamanzi? Pietro Scoppola? I giornali di cultura laica?
Infine: si dice Oltretevere che le prescrizioni della Cei ai parlamentari sulle modalità della legislazione non costituiscono ingerenze e quindi non c'è ragione di chiamare in causa il Concordato.

Ebbene, quali sono dunque le ingerenze ipoteticamente definibili come tali? Può qualche cattolicante in servizio permanente effettivo darcene un esempio? Oppure dobbiamo pensare che qualunque cosa faccia e dica la Cei, non esiste mai ingerenza nei confronti dello Stato mentre ovviamente il reciproco non è vero?

Coraggio: a noi basta un solo esempio tanto per poter fissare un limite sia pur piccolo all'attivismo illimitato del Vaticano nei confronti di uno Stato definito sovrano purché si rassegni ad essere etero diretto dal Papa e dai vescovi da lui nominati.

Postato da: alemae a 18:54 | link | commenti (17)

lunedì, 12 febbraio 2007
Dico

Postato da: alemae a 05:29 | link | commenti (1)

venerdì, 09 febbraio 2007
natura e contronatura

Coppie di fatto, il Papa ai politici: "Solo leggi conformi al diritto naturale".

Che dice il diritto naturale su un anziano uomo che non fa sesso, vestito con una gonna?

Non sembri solo una boutade: se è contronatura l'omosessualità, per esempio, lo è anche l'astinenza, perché la natura si manifesta attraverso gli istinti (mangiare, respirare, bere, accoppiarsi). Quindi un prete è contronatura.

Vorrei anche essere edotto sul perché la natura debba essere una misura della corretta etica: è il contrario, si diventa civili con lo sforzo di dominarla, la natura (ad esempio reprimendo un impeto di odio, o convincendosi con la cultura che bisogna rispettare le idee altrui, cosa per niente naturale).

Postato da: alemae a 13:43 | link | commenti (3)

mercoledì, 07 febbraio 2007
Pacs: attualità del dibattito

"Sull'esistenza del demonio non ci sono dubbi", ha dichiarato ieri il cardinale Poletto di Torino, rilanciando l'idea di un intervento del diavolo nella legislazione. Specificando che Satana è in azione per indurre al peccato anche con progetti di "scassinamento della famiglia" e della società.

Cosa si può dire, in aggiunta? Questi sono pericolosi pazzi, e a me fanno paura. Potessero usare la garrota, o accendere roghi, lo farebbero.

Sono pazzi, ed è il fatto che credano di essere appoggiati nientepopodimeno che dall'Onnipotente che gli permette di dire certe cazzate. E poi parlano di amore... Che ne sanno dell'amore?

bisogna urgentemente riflettere. Non sono folli qualsiasi: sono le più alte gerarchie della Chiesa a parlare.


Postato da: alemae a 08:29 | link | commenti (47)

mercoledì, 31 gennaio 2007
un esercizio di reciprocità

Immaginiamocela al contrario.

Immaginiamo che a Prodi non piaccia proprio un cambiamento che la Cei vuole fare sul diritto canonico.
Immaginiamocelo a parlare di questo ogni giorno su ogni organo di informazione, per portare dalla propria parte più cardinali e vescovi possibile.
Immaginiamo il Papa che interviene dicendo "io sono sempre attento al parere del Parlamento italiano, lo terrò in adeguata considerazione". Oppure  che cerchi di dirimere la querelle dichiarando: "La Chiesa troverà col Parlamento un punto di sintesi nella definizione del nuovo canone".

Ci vuole un po' troppa immaginazione, vero? Nessuno ha il diritto di mettere bocca nelle questioni dell'unico stato totalitario rimasto in Europa... Ma questa monarchia assoluta possiede per intero, e se lo arroga, questo diritto.

Non era libera Chiesa in libero Stato?

Postato da: alemae a 07:15 | link | commenti (6)

giovedì, 25 gennaio 2007
L'accertamento dei PACS

di Sebastiano Messina

Non si può che restare ammirati, dalla passione con cui alcuni ministri e parlamentari – accomunati da una particolare visione della fede cattolica – si stanno dando da fare per limare l’imminente disegno di legge sulle unioni civili. Senza pretendere di capire come e perché la civile regolazione dei diritti dei due conviventi della porta accanto metta in grave pericolo il mio matrimonio, resto a bocca aperta davanti allo scontro lessicale sul certificato che – pare – verrà rilasciato alle coppie di fatto. “Non è un riconoscimento, ma un accertamento”, ha tenuto a precisare il ministro Bindi. Se ne deduce che il riconoscimento è ateo, mentre l’accertamento è pio. Singolare distinzione, applicata a due persone che si vogliono bene: la parola “accertamento” mette implicitamente in dubbio la verità dichiarata dal cittadino, rimandando a misteriosi esami clinici, a spiacevoli verifiche in commissariato, a temutissime ispezioni della Guardia di finanza. Fa dell’amore un’attività sospetta, assimilandolo a una malattia rara, a un’adunata sediziosa, all’evasione fiscale. Sanabile all’istante, si capisce, solo con un matrimonio (in chiesa, possibilmente).

La Repubblica, 25/01/2007

Postato da: alemae a 14:26 | link | commenti

domenica, 31 dicembre 2006
Famiglia!

Dalla repubblica di oggi il Papa tuona contro "certa cultura contemporanea", che vorrebbe affossare con i Pacs la sacralità della famiglia:

"Nel Vangelo - ha sottolineato (Ratzinger, ndr) - non troviamo discorsi sulla famiglia, ma un avvenimento che vale più di ogni parola: Dio ha voluto nascere e crescere in una famiglia umana. In questo modo l'ha consacrata come prima e ordinaria via del suo incontro con l'umanità".

Già, peccato che sia nato per partenogenesi. Deve accadere in ogni famiglia "normale", papa? Allora ben venga la fecondazione eterologa per tutti...

Postato da: alemae a 12:16 | link | commenti