Dedicato a tutti i non credenti che si sentono affogare nel magma ipocrita ed invadente del cattolicesimo.
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Utente: alemae
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venerdì, 22 dicembre 2006
Ancora Serra.

Eh, sto facendo una riesamina dei vecchi file... Perdonatemi. Comunque questo articolo, sempre da L'Amaca, ha una vis incredibile.

MICHELE SERRA (L'Amaca, La Repubblica, 14/7/2006)
Grazie al ritorno sulla ribalta di guerra del Libano (le vecchie glorie non tradiscono mai...) ora possiamo avvalerci della presenza quotidiana, nelle cronache, di una roba che si chiama "Partito di Dio".
Proprio così.
Esistono, di conseguenza, i comunicati del Partito di Dio, i volantini del Dio, la tessera del Partito di Dio e i leader del Partito di Dio, che sono, visti in fotografia, signori piuttosto giovani e pasciuti, con barba e turbante.
Pochissime cose riescono a darmi tristezza come questa. Penso che, se davvero un Dio esistesse, incenerirebbe proprio quelli che, in tutte le religioni, osano costruire il loro lurido potere politico abusandone il nome. Costoro, da che mondo è mondo, sono i peggiori portatori di discriminazione, razzimo, violenza, guerra.
Ma Dio, ahimé, non esiste, e dunque nessuna folgore coglierà mai i blasfemi, i fanatici, gli imbroglioni che mestano attorno al sacro, lo adoperano per farsene scudo. La vera forza dei fanatici religiosi, dunque, è paradossalmente l'inesistenza di Dio. Possono prosperare, fare proseliti, predicare odio, contando unicamente sulla credulità degli uomini e sull'impossibilità di smentite da parte di un cielo lontano e silenzioso.

Postato da: alemae a 20:24 | link | commenti

Michele Serra

Un vecchio articolo, scovato nel mio "archivio", di Michele Serra (L'amaca, La Repubblica, 3/3/2006).

MICHELE SERRA (3/3/2006)

Pare che l'avvenente Casini sia rimasto molto turbato da un'intervista televisiva nella quale Monica Bellucci si pronunciava contro la legge sulla fecondazione assistita. Casini ne deduce l'esistenza, in Italia, di una "questione anticattolica". Gli fa eco, dalle vaste anzi vastissime plaghe del centrosinistra, la catto-cattolica Binetti (candidata della Margherita, Dio ci perdoni), che propone a Bonolis di porre rimedio alla gravissima opinione della Bellucci ospitando, per parcondicio, anche lei, la Binetti. E poi il solito coro dei tanti che implorano di lasciar parlare finalmente la Chiesa, che come tutti sappiamo non parla mai, e tutti le cavano il microfono di sotto il bavero.

In termini strettamente tecnici, si tratta del classico capovolgimento della realtà (uno dei tanti). Le opinioni come quella della Bellucci (che reputa oscurantista e retriva una legge non solo antiscientifica, ma, aggiungo io, anche antieuropea) sono raramente espresse in televisione, e suscitano scandalo proprio perché la disabitudine al libero conflitto delle idee rende “impressionante" ogni minima autonomia di pensiero. Chi è abituato al monopolio della morale mal tollera anche l'ombra della concorrenza. E vede incombere una "questione anticattolica "solo perché un'attrice, per giunta donna, per giunta madre, dice la sua.

Postato da: alemae a 07:36 | link | commenti (2)

mercoledì, 07 giugno 2006
Del relativismo curiale

(da l'Amaca, di Michele Serra, La Repubblica del 13 maggio 2006)

Uno dei giorni più felici, per questo Paese, sarà quando il Papa potrà dire qualunque cosa, su qualunque argomento, senza suscitare alcuna reazione. Se non quelle, comprensibili, dei cattolici, ai quali il Papa si rivolge: se la vedano tra loro. Non ho mai capito perché i laici reagiscano con tanta suscettibilità a giudizi che non li riguardano minimamente. Se la ragione è che temono ingerenze della Chiesa nella vita politica, il modo migliore per dare rilievo e peso alle opinioni del Papa, o dei vescovi, è proprio drammatizzarle, ingigantirne il peso. Non esiste altro Paese al mondo nel quale una materia in fondo così specialistica, così parziale, così opinabile come la precettistica della Chiesa romana in materia sessuale, ottenga un clamore così spropositato. Basta mettere il naso fuori dall’Italia per capire che siamo rimasti l’unico paese al mondo che sia papista e antipapista. Disposto a dividersi e a litigare per settimane su ogni singola frase che esca dal Vaticano. D’accordo che il Papa è il vescovo di Roma, ma non sarà un poco provinciale questo incaponirsi, questo discettare sui tabù e sui regolamenti interni di un gruppo tutto sommato ristretto di sacerdoti anziani? Nelle edicole di Parigi, Londra, Madrid, di tutto questo non c’è traccia. A un’ora di aereo, già si parla d’altro. Suvvia.

Postato da: alemae a 18:23 | link | commenti (6)

giovedì, 19 gennaio 2006
il dito di Nagin

di Michele Serra, La Repubblica, 19 gennaio 2006.

"L'uragano Katrina ha distrutto New Orleans perchè Dio voleva punire l'America per la guerra in Iraq". Finché lo dice un islamico nevrastenico, pazienza. Ma il nevrastenico, stavolta, è il sindaco di New Orleans, Ray Nagin, e viene il magone, e ci si chiede fino a dove e fino a quando l'oltraggiosa demenza dei bigotti potrà continuare a scandalizzarci.
Niente è più odioso, quando si soffre e si muore, della patina di colpa e contrizione che il fanatismo religioso spalma sui cadaveri. Non li si sopporta più, i penitenti e i vendicatori che vengono a spiegarti con la loro metafisica da bar che Dio lo vuole. A New Orleans il diluvio non ha sommerso gli empi, ha affogato i poveri, vittime del menefreghismo sociale. La guerra in Iraq, se c'entra, c'entra perché tutte le guerre rubano miliardi agli umili per destinarli alle armi. Il sindaco Nagin avrebbe dovuto sapere, lui per primo, che la sua città era indifesa per la trascuratezza umana, e dunque vederlo levare al cielo il suo ditino tremante non fa pensare ad espressioni bibliche, ma ad un più profano e sano: lo sai dove dovresti mettertelo, quel dito?

Postato da: alemae a 15:50 | link | commenti (2)

lunedì, 31 ottobre 2005
Matrimonio, formula texana

Michele Serra
La Repubblica, 27/10/2005

A rincarare la dose (già  tosta) del moralismo neoconservatore, arriva dal Texas (e da dove, sennò) uno studio sui dissesti che il divorzio provoca nei figli. Lo sapevano già, e meglio di chiunque altro, i genitori separati e divorziati, per i quali la sofferenza dei figli è la prima delle questioni. Peccato che il rimedio alla texana consista nell'oltranzismo matrimoniale: restare insieme a qualunque costo. Manca, in proposito, uno studio complementare che illustri quanti danni infliggono ai figli, e alla società  in generale, l'ipocrisia, la costrizione, la menzogna che fino a qualche decennio fa imbalsamavano la morale pubblica e le vite private. Si dice "famiglia" e si crede di aver definito il crisma della felicità, ma ci sono famiglie eccellenti e famiglie infernali, famiglie che schiudono alla vita l'esperienza dei figli e famiglie blindate ed opprimenti. Famiglie benevole e famiglie violente.

Non esiste alcuno, al mondo, che sia "favorevole" ai traumi e al dolore. Esistono, piuttosto, maniere differenti per affrontarli: una è cupa e colpevolizzante, l'altra è stoica e gentile. Il recente clima occidentale tende alla prima maniera, e dobbiamo tenerci pronti. Dopo l'aborto legalizzato, toccherà  al divorzio subire l'assalto dei neo-reazionari. Il loro motto è: arrotolare all'indietro il tappeto della storia, e magari pure della vita.

Postato da: alemae a 15:21 | link | commenti (1)