Dedicato a tutti i non credenti che si sentono affogare nel magma ipocrita ed invadente del cattolicesimo.
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Riporto fedelmente (praticamente, lo incollo dopo averlo copiato) un articolo di Repubblica. Come potrei aggiungere parole di riflessione o di scherno alla meravigliosa sintesi altomedievale che segue?
NB. ha detto anche (non riportato nell'articolo) che il femminismo ha rovinato la famiglia perché ha messo in contrapposizione i sessi... Meraviglioso! Come dire che Mandela ha rovinato il Sudafrica perché ha messo in contrapposizione i bianchi con i neri...
Sublime.
Nuovi attacchi dal Pontificio consiglio per la famiglia
in un documento intitolato "Famiglia e procreazione umana"
Pacs, aborto e fecondazione
Per il Vaticano è "l'eclissi di Dio"
Indice puntato contro aborto, contraccezione, omosessualità
Scusatemi per il titolo, ma ogni volta che sento un prete (oggi "addirittura" il papa) dire che rendere meno doloroso e mutilante l'aborto equivale a trasformarlo in una passeggiata mi altero.
E' possibile che la donna debba essere per forza vista come contenitore inconsapevole? Puoi pensare, caro (si fa per dire) Ratzinger, che la stessa scelta di abortire sia dolorosa?
Ma di più, ammettendo che ci siano casi in cui questa scelta dolorosa non sia: che senso ha il dolore, la paura, il rischio di un intervento evitabile? Serve per punire? Serve perchè senza la prospettiva del dolore una donna non sceglierebbe di mettere al mondo il bambino? Da questa considerazione, che se è come l'ho ipotizzata qui è da disturbati, derivano le seguenti considerazioni:
1. Il parto è innaturale, perchè sempre preferibile all'aborto indolore (di che cosa hai paura, sennò, caro ex Hitler Jugend?)
2. La donna che decide di diventare madre per paura dell'intervento, sarà sicuramente un'ottima madre... Vero?
Ogni volta che mi fermo a riflettere su una qualsiasi affermazione/dogma del caro, vecchio clero non riesco a non sentirmi offeso nell'intelligenza. E vi assicuro che non sono affatto un genio...
E' proprio vero: se i preti avessero l'utero, l'aborto sarebbe una virtù.
Ci sarà la "giornata per la vita" (io quindi sono per la morte?), e il solito, tristo Ruini ha ribadito che la vita viene prima di tutto, prima delle maggioranze, degli stati, dei governi.
D'accordo, non si può che concordare. Il problema è che, detta così, la cosa è piuttosto vaga e surrettizia: è la solita equiparazione mascherata (strisciante) dell'aborto all'omicidio. Vorrei leggeste questa bellissima lettera di Vittorio Zucconi sul tema, con un commento che ho letto da qualche parte: "se i preti potessero partorire, l'aborto sarebbe un dogma".
(...)
La maternità (...) per quello che noi maschi possiamo capire e permetterci di giudicare semplicmente avendo visto donne madri, è una condizione psicologica e morale, prima che fisica. Le femmine della nostra specie, non sono gatte o cavalle, non devono essere considerate "incubatrici" o "fattrici" depositarie di qualcosa di superiore che, nel momento della fecondazione dell'embrione non appartiene più a loro comunque essa sia avvenuta (il figlio di uno stupro non è anch' esso una vita? Il prodotto di un incesto non è anch' esso una vita?). Se una donna non vuole diventare madre, nessun prete, nessun imam, nessun politicante, nessun presidente, nessun marito, nessun giornalista può avere il diritto di costringerla a farlo, soltanto perché è scattato un meccanismo biologico di riproduzione che non è maternità se e fino a quando come tale non è stata accettata. Dunque la obbiezione più chiara all'argomento capzioso del suo vicino è che negare il diritto ad abortire legalmente non significa affatto eliminare gli aborti, perché le donne non sono incubatrici o fattrici, restano esseri pensanti e coscienti con la loro volontà intatta anche quando nutrono un embrione che soltanto grazie a loro può diventare una vita. La retorica della "difesa della vita" a oltranza e per principio assoluto, che diventa invece flessibile e relativa quando si tratta di bombardare una città nemica per un presunto "Bene" superiore, significa soltanto spostare l'interruzione volontaria di gravidanza nella clandestinità, senza salvare la vita del feto nè proteggere quella della donna. Oppure significa riservare l'aborto alle donne che si possono permettere di volare nei Paesi dove è clinicamente praticato. Non impediremmo gli aborti, che sono stati praticati sempre e ovunque dalle donne, di diritto o di rovescio, ma li riporteremmo all'oscenità dell'"aborto per censo", nel quale le poveracce sarebbero costrette ad arrivare al parto, esattamente come gli animali, o ricorrere a pratiche orrende. Mentre le signorine di buona famiglia che avessero commesso "una disattenzione" andrebbero a farsi una vacanzina a Londra, come accadeva una generazione fa. Dio ci protegga da coloro che spacciano per pietà la loro prepotenza.
Michele Serra
La Repubblica, 27/10/2005
A rincarare la dose (già tosta) del moralismo neoconservatore, arriva dal Texas (e da dove, sennò) uno studio sui dissesti che il divorzio provoca nei figli. Lo sapevano già, e meglio di chiunque altro, i genitori separati e divorziati, per i quali la sofferenza dei figli è la prima delle questioni. Peccato che il rimedio alla texana consista nell'oltranzismo matrimoniale: restare insieme a qualunque costo. Manca, in proposito, uno studio complementare che illustri quanti danni infliggono ai figli, e alla società in generale, l'ipocrisia, la costrizione, la menzogna che fino a qualche decennio fa imbalsamavano la morale pubblica e le vite private. Si dice "famiglia" e si crede di aver definito il crisma della felicità, ma ci sono famiglie eccellenti e famiglie infernali, famiglie che schiudono alla vita l'esperienza dei figli e famiglie blindate ed opprimenti. Famiglie benevole e famiglie violente.
Non esiste alcuno, al mondo, che sia "favorevole" ai traumi e al dolore. Esistono, piuttosto, maniere differenti per affrontarli: una è cupa e colpevolizzante, l'altra è stoica e gentile. Il recente clima occidentale tende alla prima maniera, e dobbiamo tenerci pronti. Dopo l'aborto legalizzato, toccherà al divorzio subire l'assalto dei neo-reazionari. Il loro motto è: arrotolare all'indietro il tappeto della storia, e magari pure della vita.