Dedicato a tutti i non credenti che si sentono affogare nel magma ipocrita ed invadente del cattolicesimo.
E non solo.

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martedì, 29 aprile 2008
Manifesto.

Manifesto (o Manifestino)
della mancanza di rispetto verso la Chiesa Cattolica

L’evoluzione dell’uomo ha permesso alcune fondamentali acquisizioni: il principio di non contraddizione, la penicillina, la democrazia, il rispetto per il pensiero altrui. Questo rispetto viene giustamente esteso a tutto ciò che non è puro pensiero ma anche credenza, spiritualità e ciò che questi concetti di sfuggente definizione producono in campo etico: riti religiosi, manifestazioni devozionali, etc. Bene: oggi, anno 2008 dell’era post-tecnologica e informatica, a più di due secoli dall’Illuminismo ed a quasi un secolo dalla teoria della relatività, la Chiesa Cattolica continua le sue incursioni contro la razionalità, l’evoluzionismo, la ricerca scientifica, la medicina curativa e palliativa e molti altri baluardi della nostra debole maturità umana. Per contro, la Chiesa Cattolica, propugna con vigore e in modo invadente il suo modello di civiltà: l’obbedienza acritica verso una dottrina ed una tradizione forgiata a suon di concilî rissosi, papi sanguinarî e persecuzioni inquisitorie, l’ingerenza nell’etica individuale e sociale, la pressione costante sui governi - segnatamente quello italiano ma in principio quelli di tutto il mondo - affinché modellino le proprie leggi sulla base dei dettami cattolici, la condanna di ogni etica diversa da quella cattolica e la pretesa di fungere da unico paradigma di comportamento non soltanto per gli adepti di quella sètta ma per tutti gli esseri del mondo.

A complemento di questa protervia dottrinale vi è una pratica religiosa troglodita e barbara fatta di riti necrofili e pacchiani, come l’ostensione del cadavere di Francesco Forgione, l’agitazione di ampolle contenenti il falso sangue di un morto, il cencio dipinto in epoca medievale con la pessima riproduzione dell’impronta di Gesù, le lacrimazioni di statue di gesso, riti che sarebbero del tutto risibili se non fossero accompagnati dalla frode (la maschera di silicone sul volto del cappuccino, il falso storico-chimico della sindone e del sangue liquefatto, etc) e deliberatamente vòlti al profitto economico, oltreché al plagio ed alla soggezione degli ignoranti.

L’universalità dei mezzi di comunicazione e la forza che la Chiesa Cattolica esercita su di essi rende la moltiplicazione di quesri riti, divieti, sentenze e prescrizioni del tutto assillante ed invadente nei confronti di quell’enorme parte della civiltà umana che non vi crede. Questo è il punto: la Chiesa Cattolica ed i suoi adepti difendono questa congerie di riti e superstizioni appellandosi al rispetto che si deve verso la religione e verso la sensibilità religiosa dei credenti. Di fatto questo limite è infinito, non potendosi sondare quale sia il punto oltre cui la «sensibilità religiosa» di una certa persona si ritenga urtata. La civiltà dell’Illuminismo, del libero pensiero e della democrazia ha portato a maturare il rispetto verso le idee e le idee religiose dei singoli, estendendo il principio della difesa della libertà di pensiero anche a coloro che per secoli hanno fatto del settarismo e della persecuzione il principale mezzo di propaganda della loro dottrina.

Oggi il libero pensiero, la libera ricerca scientifica, la libertà di scelta morale dei singoli è costantemente ostacolata, criticata e negata dalla chiesa Cattolica con l’opera di capillare propaganda portata avanti dal suo capo. Di fronte ai continui attacchi verso i principî che ci hanno permesso di uscire dalla barbarie dei secoli passati e dalla soggezione di una dottrina opprimente e involutiva, è necessario che gli uomini razionali difendano il loro patrimonio di cultura e di evoluzione, così come è necessario alla fragile democrazia difendersi dalle insidie del sempre rinascente totalitarismo. È per questo urgente motivo che, d’ora in avanti, non porteremo più rispetto verso la «sensibilità religiosa» di chi ci propone sfacciatamente l’adorazione di cadaveri o parti di essi, di chi propugna l’accanimento terapeutico sui decerebrati, di chi condanna l’uso della pillola del giorno dopo, di chi si oppone all’uso dell’aborto anche per fini terapeutici, di chi promuove la continuazione del dolore come mezzo di dominio sulle coscienze, di chi sentenzia giornalmente sopra a materie di normale amministrazione socio-politica e privata come le unioni civili, le pratiche sessuali, etc. Non gli porteremo alcun rispetto, perché il loro pensiero costituisce un danno ed una involuzione per la società.

Perdipiù, il principio di rispetto verso le idee e convinzioni altrui dev’essere reciproco: non si capisce perché la Chiesa Cattolica debba giornalmente infrangere questo principio offendendo la sensibilità e la razionalità di tutti coloro che non si riconoscono parte di essa, proponendo loro argomenti, dettami e comportamenti che offendono la logica e la ragione. Gli uomini razionali, eticamente maturi e pacifici hanno dunque tutto il diritto di risentirsi e considerarsi offesi di fronte a queste continue incursioni. È per questo principio che, al puro scopo di autodifesa, sospendiamo ogni forma di rispetto verso la Chiesa Cattolica, avendo come unico limite quello delineato del codice civile e penale. Tutti i riti, le affermazioni e le azioni della Chiesa Cattolica che risulteranno contrarie alla logica, alla ragione, al buon gusto e ad un’etica laica matura ed evoluta, saranno pertanto fatto oggetto di scherno, riso e mancanza di rispetto. Sarà dunque lecito al laico ed all’uomo razionale non solo criticare, ma anche prendere a pernacchie l’apparizione di un santo fra le macchie di una padella o quei miracoli dove si ringrazia perché non sono morti proprio tutti. Ciò che offende la ragione non sarà più rispettato.

Concetti come «fede», »sensibilità» e «spiritualità» non potranno più costituire una copertura ed una patente d’impunità per tutto ciò che di illogico, ripugnante, antistorico, antiscientifico e laicamente immorale propugna la Chiesa Cattolica.

Federico M. Sardelli

Da parte loro, i Paguri aggiungono come oggetti di scherno e mancanza di rispetto anche i canali - di qualsiasi natura essi siano - completamente asserviti alla diffusione, la propaganda e la difesa della Chiesa Cattolica, primi fra tutti i TG.

Postato da: alemae a 14:46 | link | commenti (14)

domenica, 13 maggio 2007
I cammelli al galoppo nella cruna dell'ago

di Eugenio Scalfari, La Repubblica del 13 maggio 2007


IL FAMILISMO è la base della società italiana, così ha scritto ieri su questo giornale Francesco Merlo e tutti concordiamo con lui. Lo è nel bene e nel male. Tutti siamo figli di mamma - si dice e si sa - e di mamma ce n'è una sola; a lei si ricorre anche nell'età adulta per ritrovare serenità, conforto, ristoro ed anche, con l'avanzare degli anni, per proteggerla e accompagnarla affinché non si senta sola in vista dell'ultimo appuntamento.

Familismo non è necessariamente sinonimo di famiglia. Il primo è un modo d'essere e di sentire, la seconda è un'istituzione convalidata da un contratto che per i cattolici realizza anche un sacramento. Spesso però quei due termini coincidono ibridandosi reciprocamente. Quando questa compenetrazione avviene la micro-istituzione familiare si chiude a riccio, esclude e non include, rischiando di diventare omertosa e di far prevalere la difesa dei propri confini sulla solidarietà civica e perfino sull'amore del prossimo.

Le società profondamente cristiane - se ancora ce ne sono - conoscono questo contrasto che ha le sue radici addirittura nella predicazione di Gesù di Nazareth. Dopo aver incitato i discepoli e il popolo che lo seguiva all'amore e alla carità, egli aggiunse: "Voi credete che io sia venuto a portare la pace ma io ho portato la spada. Io metterò il padre contro il figlio, la figlia contro la madre, il fratello contro il fratello. Chi verrà con me abbandonerà la famiglia. La mia famiglia non sono mio padre e mia madre ma siete voi che credete in me".

È un passo dei Vangeli molto controverso che ha una sola interpretazione possibile: Gesù pone se stesso come simbolo di carità e amor del prossimo e vede i legami familiari e l'egoismo di gruppo che li può intridere come una barriera da abbattere se il cristiano vuole aprirsi al comandamento dell'amore del prossimo. In questa visione la famiglia, luogo di amore, non può che essere aperta e inclusiva. Se non lo è il Maestro esorta i suoi seguaci ad abbattere il muro che la protegge e ad aprire le braccia e il cuore al Dio della misericordia, della tenerezza, del bene.

Noi laici, ma non ghibellini, vorremmo che questa fosse la visione della famiglia che ha radunato ieri, in piazza San Giovanni, una gran folla di persone per iniziativa di molte associazioni cattoliche, dei preti e dei Vescovi italiani. I promotori di quel raduno hanno sostenuto che proprio questa è stata la sua motivazione. E poiché l'istituzione familiare vive nel nostro tempo e deve sopperire ai bisogni e alle sfide quotidiane, gli obiettivi concreti della manifestazione sono stati anche quelli di premere sul governo affinché delinei una politica di sostegno economico alle famiglie per renderle più sicure del loro futuro e indurle anche per questa via a crescere e a moltiplicarsi.

Ebbene, spiace dirlo ma le cose ieri pomeriggio non sono andate così. Né era possibile - ammettetelo - che quella moltitudine non fosse strumentalizzata. Basta aver visto con quale entusiasmo sono stati accolti prima Fini e poi Berlusconi. Basta aver ascoltato le parole pronunciate da quest'ultimo un minuto prima di fare la sua comparsa e incassare l'ovazione che gli è stata tributata dalla piazza di San Giovanni.

"Io sono qui" ha detto "per testimoniare che i veri cattolici non possono stare a sinistra; non possono stare con i comunisti che hanno ridotto la Chiesa al silenzio e ancora vorrebbero ridurre la religione a un fatto privato. Io sono qui per far sì che la Chiesa possa liberamente parlare e affermare la propria verità e i propri valori che sono anche i nostri".

E così è stato servito il buon Pezzotta, organizzatore ufficiale del raduno, affannatosi per settimane a rassicurare che nessun colore politico avrebbe prevalso in quella piazza e in quella moltitudine, che cattolici e non cattolici avrebbero potuto e dovuto affratellarsi in nome della famiglia, dei suoi diritti e dei suoi doveri.
Se Pezzotta - come ci ostiniamo a sperare per lui - è un uomo di buona fede, dovrebbe aver passato una pessima nottata nel constatare che i suoi sforzi sono stati ridicolizzati dalla realtà. Oppure - se si rallegrerà per quanto è accaduto - dovremo concludere che ha tentato di prendere in giro gli italiani che la pensano diversamente dalle piazzate berlusconiane.

Che Pezzotta sia un ingenuo si può anche concedere, ma sono altrettanto ingenui i vescovi della Conferenza episcopale? E il papa che anche dal Brasile ha seguito con attenta intenzione la manifestazione romana? (Apprendo ora dal telegiornale che Pezzotta con aria felice ha detto: "Il papa sarà contento di questa giornata". Tanto ingenuo dunque non è).

In realtà il Vaticano e le diocesi italiane stanno assordando da anni gli italiani con lo sventolio dei loro interessi e dei valori usati per ricoprirli. Hanno trasformato la Chiesa italiana nella più potente delle "lobby". Hanno voluto il raduno di Roma per mettere in scena una prova di forza politica e muscolare. Hanno attinto a piene mani ai fondi provenienti dall'8 per mille versato nelle loro casse dallo Stato italiano. Stanno risuscitando il clericalismo e l'anticlericalismo. Sono entrati a gamba tesa nell'agone politico a dispetto della lettera e dello spirito del Concordato.

Questo è accaduto ieri. Non vorremmo usare parole gravi ma la giornata di ieri ha indebolito la democrazia italiana. Non perché tanta gente si sia riunita per far sentire la sua adesione ai valori e agli interessi delle famiglie; ma perché quella stessa gente è stata manipolata dalle destre e dalla Chiesa in perfetta sintonia tra loro. Trono e altare, come ai vecchi tempi.
Vengono in mente i farisei denunciati da Gesù come sepolcri imbiancati e viene in mente anche la biografia privata di molti capi della destra a cominciare dal suo leader massimo.

Ho già detto: non siamo ghibellini. Ma sentiamo che forze potenti ci spingono a diventarlo. Siamo contro chi volesse ridurre la Chiesa al silenzio, anche se non c'è nessuno che lo voglia. Ma siamo soprattutto contro chi sta riducendo al silenzio i laici e facendo a pezzi la laicità.

* * *

Da questo punto di vista bene hanno fatto i radicali e quanti ne hanno condiviso l'iniziativa a promuovere il raduno del "coraggio laico" a piazza Navona. La sproporzione delle forze in campo era evidente e proprio per questo è stata usata la parola coraggio.
Il grosso del centrosinistra era assente. In ascolto, hanno detto i suoi leader. Ebbene, ora hanno ascoltato. Di incoraggiamenti per una politica di sostegno finanziario alle famiglie non c'era bisogno: una parte delle scarse risorse disponibili è già stata impegnata dal governo in quella direzione; altre provvidenze saranno decise nel convegno di Firenze promosso dal governo e Rosy Bindi.

Resta l'accoppiata tra la Chiesa italiana e la destra, fragorosamente espressa da mesi e culminata nella giornata di ieri. Si spera che i leader del Partito democratico abbiano ascoltato con profitto e che almeno un briciolo di coraggio laico sia penetrato nelle loro menti.

Gesù di Nazareth rovesciò i tavoli dei mercanti e li scacciò a frustate dal Tempio. Gesù di Nazareth predicava la pace ma sapeva usare la spada quando fosse necessario.

Ha detto tante cose Gesù di Nazareth. Forse i laici dovrebbero promuovere un raduno di massa intitolato al suo nome per vedere fino a che punto la Chiesa di oggi abbia ancora il diritto di usarlo e non parli invece sempre di più con lingua biforcuta. Per vedere se il ritorno al nuovo temporalismo sia un fatto positivo o negativo per il sentimento religioso. Per vedere se i papisti di oggi lottino ancora affinché gli ultimi siano i primi. Infine per capire se i cammelli riescano a passare nella cruna dell'ago o se quella cruna non sia diventata una ampia autostrada dove i cammelli transitano al galoppo con tutto il carico delle loro ricche mercanzie.

Sì, bisognerebbe proprio farlo un raduno di massa su Gesù di Nazareth. Non credo che il trono e l'altare uniti insieme siano di suo gusto, figlio dell'Uomo o figlio di Dio che lo si voglia considerare.


(13 maggio 2007)

Postato da: alemae a 16:11 | link | commenti (2)

domenica, 10 dicembre 2006
Coppie di fatto

"Vivi per vent'anni con una persona: sempre insieme, ogni giorno e ogni notte, lavoro, vacanze, ogni pensiero, ogni minuto, ogni gesto, tutto. Che cos'è, se non un matrimonio?". Stefano Gabbana parla della sua lunghissima storia d'amore con il suo socio, il suo amico, il suo ex compagno, il suo ex "marito" Domenico Dolce ed esulta per l'approvazione dei Pacs dietro l'angolo. "Non ne faccio una questione di omosessualità ma di coppie di fatto, indipendentemente dal sesso di chi le compone. Sono in ballo i diritti umani ed è una vergogna che l'Italia sia uno degli ultimi paesi in Europa a legiferare in questo campo".

Stefano Gabbana su Repubblica. Che dire di più? Perché lo Stato Pontificio non se n'è restato ad Avignone, rendendo la Francia uno degli ultimi stati d'Europa, invece di tornare a rompere le scatole qui da noi?

Postato da: alemae a 10:22 | link | commenti (4)

mercoledì, 28 giugno 2006
Sul crocifisso nei seggi elettorali

In occasione dell'ultima tornata referendaria, lo scorso weekend, il presidente del mio circolo Uaar (Siena) ha notato andando a votare la presenza di un crocifisso all'interno della propria sezione elettorale.

Ha chiesto di verbalizzarne la rimozione, dal momento che è espressamente vietata dalla legge l'esposizione di qualsiasi simbolo non direttamente indicato nell'arredo del seggio elettorale.

Grandi rimostranze da parte di presidente e segretario; rimozione avvenuta e verbalizzata; ri-esposizione del crocifisso, all'uscita dell'elettore. Denuncia dell'elettore nei confronti del presidente del seggio.

Fatto sta che in Italia, nonostante l'assenza (formale) di una religione di stato, sembra di parlare klingoniano quando si cerca di evitare l'ostentazione di simboli religiosi in contesti del tutto inopportuni. Si dirà: sono cazzate, che ve ne frega di un simbolo? Invece sono piccole cose importanti, dal momento che sui simboli si costruiscono le crociate.

Invito chi concorda con l'operazione a documentarsi sulla campagna "scrocifiggiamo l'Italia" sul sito dell'Uaar (
www.uaar.it).

Postato da: alemae a 08:48 | link | commenti

mercoledì, 07 giugno 2006
Del relativismo curiale

(da l'Amaca, di Michele Serra, La Repubblica del 13 maggio 2006)

Uno dei giorni più felici, per questo Paese, sarà quando il Papa potrà dire qualunque cosa, su qualunque argomento, senza suscitare alcuna reazione. Se non quelle, comprensibili, dei cattolici, ai quali il Papa si rivolge: se la vedano tra loro. Non ho mai capito perché i laici reagiscano con tanta suscettibilità a giudizi che non li riguardano minimamente. Se la ragione è che temono ingerenze della Chiesa nella vita politica, il modo migliore per dare rilievo e peso alle opinioni del Papa, o dei vescovi, è proprio drammatizzarle, ingigantirne il peso. Non esiste altro Paese al mondo nel quale una materia in fondo così specialistica, così parziale, così opinabile come la precettistica della Chiesa romana in materia sessuale, ottenga un clamore così spropositato. Basta mettere il naso fuori dall’Italia per capire che siamo rimasti l’unico paese al mondo che sia papista e antipapista. Disposto a dividersi e a litigare per settimane su ogni singola frase che esca dal Vaticano. D’accordo che il Papa è il vescovo di Roma, ma non sarà un poco provinciale questo incaponirsi, questo discettare sui tabù e sui regolamenti interni di un gruppo tutto sommato ristretto di sacerdoti anziani? Nelle edicole di Parigi, Londra, Madrid, di tutto questo non c’è traccia. A un’ora di aereo, già si parla d’altro. Suvvia.

Postato da: alemae a 18:23 | link | commenti (6)

giovedì, 04 maggio 2006
dedicata al Papa

Bianchezza
[testo: Pierangelo Bertoli - musica: Marco Dieci]
Pierangelo Bertoli (da Album, 1982)

Con il tuo sguardo da allevatore e la tua bocca di frasi usate
I tuoi amici di un altro mondo e le tue colpe dimenticate
Con i tuoi giochi di colombe bianche e i tuoi vestiti di incenso e d’oro
Con il tuo trono su tanti morti e la ricchezza senza lavoro
Un palco, luci, gente che ti ammira
Uomini in ginocchio, una lunga fila

I tuoi scagnozzi anche nelle scuole a costruire un gregge vendendo le parole
Una speranza in fondo ti sostiene, di costruire un mondo dove il pastore è un bene
Dove comandi tu su tanta gente
Dove ci sia la fede come nel Medio Oriente
Col tuo passato di inquisizione e il tuo presente da denunciare
Col tuo futuro di medioevo e i tuoi pensieri nel capitale
Col tuo sorriso di porcellana e i tuoi ritorni che chiami nuovi

Le tue indulgenze vendute all’asta e le crociate che non ritrovi
Tu che sconfiggi spiriti cattivi, che oscuri il sole e i più famosi divi
I tuoi seguaci devono pregare perché voi siete pochi ma nati per pensare
Pensare a tutto il peso della vita e quando il giorno al farà finita
Tu siederai nel cielo tra le stelle

E a chi ha creduto tanto darai le caramelle
Con i tuoi sogni senza materia e i tuoi fratelli sotto alle scarpe
Con i tuoi figli bruciati al rogo ed i tuoi giorni vissuti a parte
Con i tuoi versi di sette jene e i tuoi principi di colabrodo
E i tuoi diritti senza ragione e la facciata tenuta a modo

Il sacramento, poi la Sacra Rota
La verginità, l’astinenza devota
Le donazioni fatte dai penitenti e i più pietosi veli calati sui conventi
La tua censura, la religione di Stato
Dal codice Rocco verso il Concordato
La frigidità, le torture più vere
E le benedizioni sulle camicie nere.

Postato da: alemae a 08:58 | link | commenti

martedì, 21 febbraio 2006
Alcuni commenti sulle vignette

Riporto alcuni commenti che ho trovato sul sito del Diario, che ha deciso - cosa che dovrebbero fare, a mio avviso, tutte le testate libere - di pubblicare le famigerate vignette.


venerdì 10 febbraio 2006, 7:53
Per dire quanto sono strumentali queste proteste, 6 delle 12 vignette erano già state pubblicate il 17 ottobre e non sulla malvagia stampa occidentale, ma su un quotidiano egiziano. Senza peraltro suscitare grandi clamori né particolari reazioni. Solo dopo un mese, Abu Laban, l'Imam danese da cui è inziato tutto questo scangeo, si è posto a capo di una delegazione di religiosi islamici residenti in Danimarca che si è recata nei paesi arabi per una sorta di tour dell'indignazione per accreditarsi e accreditare lo scontro di civiltà. Tutto calcolato insomma. Dal che si deduce che i Calderoli e i Pera da una parte e questi predicatori violenti dall'altra in fondo fanno lo stesso sporco lavoro. E i citrulli ci cascano sempre.
Mario Rossi, Aosta

giovedì 9 febbraio 2006, 12:57
Il mondo non e' solo tabloids danesi. Ci sono anche Jesus Christ Superstar, L'Ultima Passione di Cristo. Addirittura La Vita di Brian. Senza contare l'interminabile teoria di vignette composte nei secoli, a partire probabilmente dalla visione di Costantino. Il sentimento medio del muzul e' paragonabile a quello del militante di Forza Nuova. La differenza e' che Forza Nuova rappresenta lo 0,01% del totale dell'occidente mentre il muzul medio rappresenta un buon 97%. (...)

martedì 7 febbraio 2006, 8:59
(...) perchè questa fiammata improvvisa quattro mesi dopo la pubblicazione delle vignette? Ed emerga una verità diversa, salta fuori che tutto è stato preparato con cura, che c'è ben poco di spontaneo. Allora non credo sia molto lontano dalla verità chi dice che siamo solo in presenza di una lotta di potere tra i vari gruppi fondamentalisti. Flemming Rose, il giornalista che a settembre 2005 commissionò le vignette a un gruppo di disegnatori, in una bella intervista ha raccontato un po' l'antefatto. Le proteste interne erano già da tempo rientrate con reciproca soddisfazione, c'era stato anche un pronunciamento della magistratura danese che negava qualsiasi tipo di censura. La fiammata di questi giorni, secondo Rose, è stata in effetti provocata da un gruppo di Imam fondamentalisti in cerca di popolarità e accreditamento. Costoro non hanno accettato la conclusione pacifica della questione, e hanno organizzato un viaggio in Medio Oriente per sollevare le folle raccontando bugie. La "missione" pare riuscita in pieno.
Mario Rossi, Aosta

Postato da: alemae a 11:55 | link | commenti

sabato, 18 febbraio 2006
dillo alla luna...

Il fatto che un ministro leghista, ergo minus habens, vada in giro a far sfoggio di magliettine sotto camicia, cravatta e fazzoletto verde per ingraziarsi il suo gregge non può, in me, smorzare le immagini di altri pecoroni, radunati davanti alle ambasciate, infoiati contro le bandiere scandinave (ora anche la nostra).

Li guardo e mi deprimo. Gente senza altra attenzione che per l'odio verso il quale l'ha indirizzata il feudatario locale. Persone che non hanno niente, sono governate peggio dei francesi sotto Luigi e Maria Antonietta, ma - pecoroni, appunto - non trovano altro oggetto della loro disperazione che un fantomatico nemico esterno. Altro che autodeterminazione, altro che voglia di cambiamento. Basta prendere una kefia, un kalashnikov, una cazzo di tenda e i problemi sono alle spalle.

La libertà si conquista, non te la danno nè gli Americani (ai quali il concetto non interessa), nè i libri scritti male, come il Corano. La libertà, la dignità si conquistano, come fecero per tanti anni - dalle nostre parti - operai e contadini che persero, quando non la vita, tutto quel poco che avevano.

Questa gente resterà nelle condizioni in cui vive oggi, ovviamente. A gridare contro la luna (sarebbe più poetico) col prosciutto (ooops, è maiale, blasfemia!) che copre la vista sulle sue magagne interne.

La religione può anche questo.
Allah Akbar. Ci penserà lui, statene certi.

PS: Aggiungo un pezzo tratto da un post del blog "Il Guardone Romano", che con ottima sintesi dice quello che io, in maniera meno precisa, voglio da tempo affermare al riguardo:

(..) la questione è che con la scusa del “rispetto” e della “sensibilità” altrui non si possano non tanto fare delle innocue e infantili vignette, quanto non si possano trattare determinati argomenti di natura storica, vedere certi film, sentire certi dischi o aprire dibattiti politici sulla presenza o meno di simboli religiosi, o il finanziamento alle chiese, e via di questo passo. Comunque, alla fine un giornale italiano laico –non La Padania- ha deciso di mostrare le vignette: si tratta di Diario. (...)      :. link al post


 

Postato da: alemae a 22:47 | link | commenti (10)

venerdì, 03 febbraio 2006
Pubblichiamole.

Non ho dimenticato che altrove le religioni sono più intransigenti della "nostra", sul piano pratico (su quello teorico sono la stessa cosa). La vergognosa reazione alle vignette sull'Islam, peraltro neanche troppo graffianti, mi porta a unirmi a quanti chiedono a tutti i giornali di pubblicarle: spero lo faccia la stampa tutta.

Quella cattolica è una religione che si è fatta furba, vive in occidente, in mezzo agli agi, e non le passerebbe mai per la testa un pensiero così radicale. Ma attenzione: quella islamica è una religione che vive di povertà e ignoranza (sono stati tradotti in arabo, da quando esiste la stampa, un numero di libri uguale a quelli che vengono tradotti in spagnolo in un solo anno, e sono pure in maggioranza di tema religioso). Per questo è vissuta più pericolosamente. Ma inserita in un contesto come il nostro, non farebbe trasparire differenza alcuna...

Non credo ci sia bisogno di sottolineare come ogni ironia su una Verità Assoluta (qui anche direttamente rivelata) sia fondamentale, per stemperarne il pericoloso potenziale di violenza. Il convincimento che si è coperti da un Dio, che le proprie ragioni sono le stesse di un'entità onnipotente, non può che creare follia. La difficile coscienza di essere soli, e di doversi creare una moralità, una dignità costruendola e non importandola, porta al tanto bistrattato relativismo culturale. Che altro non è se non una struttura mentale flessibile, mutevole, e quindi attaccabile. Voglio dire: se l'assolutismo (in politica si chiama totalitarismo, ma è esattamente la stessa cosa trasposta) genera martiri, kamikaze, killer e gente fuori di testa, il relativismo - tolte le sue manifestazoni più estreme, che sfociano nell'immobilismo "accidioso", per dirla con Ratzy - ha nel dubbio la sua grandezza. Il relativismo è democratico. Una vignetta contro il capo dello stato non porta all'assalto dell'ambasciata!

Vi invito a leggere il post che ho pubblicato pochi giorni fa, contenente un bellissimo articolo di Isaac Asimov sul valore del metodo scientifico. Asimov era ebreo, e da quella religione ci sono venuti gli esempi più brillanti e dissacranti di autoironia (lasciando da parte coloni ed ortodossi!), di sano sberleffo verso il proprio culto e le proprie usanze religiose. Woody Allen, Groucho Marx e Asimov erano sì atei, ma permeati di quella cultura che altri grandi ebrei, come Moni Ovadia (che ateo non è) mostrano anche nel difficile esercizio della convivenza tra raziocinio e misticismo.


Comunque io, le vignette, le pubblico (come fa oggi il Corsera, dal sito del quale le ho tratte). Buon divertimento.

Postato da: alemae a 07:01 | link | commenti (18)

lunedì, 23 gennaio 2006
L'eterna lotta

di Isaac Asimov (1920-1992)

 


Biochimico e scrittore, nacque a Petrovici in Bielorussia. Emigrò come altri esuli ebrei nel 1923 negli Stati Uniti, e ne prese la cittadinanza nel 1928. Laureato alla Columbia University di New York nel 1948, insegnò biochimica alla facoltà di medicina di Boston. Deve lo sua popolarità a numerosi romanzi e racconti di fantascienza e a volumi di divulgazione scientifica e letteraria (quasi 500 libri pubblicati). E' considerato uno dei padri della fantascienza e maestro insuperabile nello spiegare le teorie scientifiche a lettori profani della materia. Riteniamo che anche questa pagina, scritta esplicitamente contro la credulità dei seguaci del paranormale, possa "leggersi" come confutazione delle religioni.

 

Penso che nessuno di noi si aspetti davvero di spazzar via una volta per tutte le credenze pseudoscientifiche.

 

Come lo potremmo, dato che tali credenze offrono agli uomini calore e conforto? Chi prova gioia al pensiero di morire o di veder morire una persona amata? Come si può biasimare chi si convinca che esistono cose come la vita eterna e la possibilità di ritrovarsi in condizioni di gioia perpetua con gli esseri amati? Chi si trova a proprio agio con la precarietà quotidiana della vita che in qualsiasi momento può riservarci le più traumatiche sorprese? E come dunque potremmo biasimare chi cerchi di premunirsi contro l'imprevisto illudendosi di leggere il futuro nelle posizioni dei pianeti, nelle combinazioni dei tarocchi, o nei disegni dei fondi di caffè o nel contenuto dei sogni? Si esamini qualsiasi tipo di pseudoscienza, e vi si troverà la coperta di Linus, il pollice da succhiare, la sottana cui aggrapparsi. E noi che cosa possiamo offrire in cambio? Dubbi e incertezze!

 

Per noi abitatori di un mondo razionale, è motivo di forza il capire, è gloria e soddisfazione intendere là dove la conoscenza non è ancora giunta; c'è bellezza persino nei più imperscrutabili misteri, quando essi costituiscano almeno una sfida "onorevole" per quei meccanismi del pensiero che sono contenuti nei quattordici ettogrammi del nostro cervello: misteri che si arrenderanno lealmente all'acuta osservazione e alla sottile analisi, purché l'osservazione sia sufficientemente acuta e l'analisi sufficientemente sottile.

 

Tuttavia c'è in questo un curioso paradosso, che mi procura una sorta di gioia sardonica. Noi razionalisti sembriamo sposati all'incertezza. Noi sappiamo che le nostre conclusioni, fondate come devono essere su prove razionali, sono sempre e necessariamente provvisorie. L'emergere di nuovi fatti o la scoperta di qualche errore celato nelle vecchie prove potrebbero rovesciare d'un tratto una conclusione da tempo consolidata, per quanto cara essa ci sia.

 

Ciò accade perché una sola è la nostra certezza e questa non si fonda sulle conclusioni raggiunte, ma sul metodo col quale le abbiamo raggiunte e, quando necessario, modificate. La nostra certezza insomma, si fonda sul metodo scientifico e sull'impostazione razionale della ricerca.

 

I cultori dell'irrazionale, che per brevità chiameremo "fideisti", si aggrappano invece alle conclusioni con una tenacia tritatutto. Essi non hanno prove degne di questo nome. Lo strumento a loro disposizione che più si avvicina a un metodo per giungere a qualche conclusione consiste nell'accoglimento passivo di giudizi, da loro considerati autorevoli. Perciò, una volta conquistata una credenza - e soprattutto una credenza rassicurante - essi non hanno altra alternativa che conservarla e difenderla a tutti i costi.

 

Quando noi modifichiamo una conclusione, lo facciamo perché ne abbiamo elaborato una migliore, e dunque lo facciamo con gioia o magari con rassegnazione, se la vecchia teoria ci era particolarmente cara.

 

Di fronte alla prospettiva di dover abbandonare una credenza i fideisti si rendono invece conto di non avere un metodo per formularne un'altra e di non poterla pertanto sostituire se non con il vuoto. Per loro, quindi, è quasi impossibile lasciar cadere una credenza. e se voi tentate di sottolineare che essa è contraria alla logica e alla ragione, essi si rifiutano di ascoltare e tendono piuttosto a pretendere che voi veniate ridotti al silenzio.

 

Fallito ogni tentativo di giungere a una conclusione valida costoro si rivolgono ad altri, nella perenne ricerca di dichiarazioni autorevoli: le uniche atte a metterli (temporaneamente) a loro agio.

 

Spesso mi vengono rivolte domande di questo tipo: "Dottor Asimov, lei è uno scienziato: mi dica, che cosa pensa della trasmigrazione delle anime?" ...O della vita ultraterrena o degli UFO o dell'astrologia o di altre cose analoghe. Costoro desiderano, in verità, che io li rassicuri, dicendo che gli scienziati sono riusciti a dare un fondamento razionale alle loro credenze e si sono resi conto, e forse l'hanno sempre saputo, che in esse c'è qualcosa di vero.

 

Grande è la tentazione di rispondere che, come scienziato, vedo nelle loro domande un insieme esplosivo di cretinerie; ma questa risposta sarebbe solo un altro tipo di dichiarazione autorevole: una dichiarazione, fra l'altro, che essi non accetterebbero mai e che servirebbe solo ad attirarci il loro odio. Rispondo dunque invariabilmente: "temo di non conoscere la minima prova scientifica atta a convalidare la credenza nella metempsicosi" ... o in qualsiasi altra credenza d'origine pseudoscientifica. Delle mie risposte, certo, costoro non sono soddisfatti, ma io non ho altra scelta a meno che non riescano a fornirmi prove scientifiche attendibili: ciò che essi non sono mai in grado di fare. Non è escluso, del resto, che la mia osservazione faccia nascere nelle loro menti un piccolo germoglio di dubbio: e niente e più pericoloso di un'ombra di dubbio per una credenza irrazionale.

 

Forse questa è la ragione per cui un fideista, quanto più è "sicuro" delle proprie opinioni, tanto più s'infuria nei confronti di chi esprime un'opinione diversa dalla sua.

 

I più deliranti fideisti sono i creazionisti, convinti che il creazionismo sia verità assoluta, comunicata da Dio tramite la Bibbia. E quale fonte mai sarebbe più autorevole di questa? Di tanto in tanto ricevo lettere di fuoco, piene di insulti e di violente accuse, scritte da qualche creazionista. E mi viene la tentazione di rispondere in questi termini: "caro amico, sicuramente lei sa di essere nel giusto e sa che io ho torto, perché Dio glielo ha detto. Con altrettanta sicurezza, saprà anche che lei andrà in Paradiso e io andrò all'Inferno, perché Dio le avrà detto anche questo. Considerato quindi che io andrò all'Inferno, dove soffrirò inimmaginabili tormenti per tutta l'eternità non trova sciocco coprirmi di insulti? Quanto dolore pensa che il suo sfogo rabbioso possa aggiungere alla punizione infinita che mi aspetta? O forse lei è tormentato da qualche incertezza e teme che Dio possa mentirle e ritiene di sentirsi meglio infliggendomi di persona alcune torture aggiuntive (nel caso dannato ch'Egli menta), magari bruciandomi sul rogo, come avrebbe potuto fare nei bei tempi andati, quando i creazionisti dominavano la società ?"

 

Tuttavia non scrivo mai lettere di questo tenore: mi limito a sorridere e a strappare le lettere d'insulti che ricevo.

 

Ma allora non c'è nulla contro cui combattere? Dobbiamo solo alzare le spalle e dire che i fideisti ci saranno sempre e che noi dobbiamo tranquillamente ignorarli e procedere per la nostra strada? No! Assolutamente no! C'è sempre una nuova generazione che sta crescendo. Ogni bambino, ogni nuovo cervello è un terreno in cui la razionalità può essere fatta germogliare. Dobbiamo quindi proporre il punto di vista della ragione, non per la speranza di ricostruire il deserto delle menti distrutte e bloccate nella ruggine - impresa, questa, quasi impossibile - ma per educare e formare nuove e fertili menti. E dobbiamo inoltre contrastare ogni tentativo messo in atto dai fideisti e dagli irrazionalisti per ottenere l'appoggio e il sostegno dello Stato. Noi non possiamo essere sconfitti con argomenti razionali e i fideisti, comunque, non sanno usare l'arma della ragione, ma possiamo essere sconfitti (solo temporaneamente, comunque), dallo strizzapollici, dalla gogna o dagli equivalenti attuali di questi strumenti di tortura.

 

Contro questa eventualità noi debbiamo combattere sino alla morte.

Postato da: alemae a 21:23 | link | commenti (1)