Dedicato a tutti i non credenti che si sentono affogare nel magma ipocrita ed invadente del cattolicesimo.
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E magari questi idioti assassini (perché è colpa loro, se i loro figli muoiono a tre anni: si dovrebbero fare qualche domanda anche sul loro Dio, che li ricompensa con tanto amore) votano pure.
Gli ultra-tradizionalisti cristiani rifiutano la modernità: ma un male li costringe a cedere
Malattia rarissima colpisce i loro bimbi. Salvati da una cura tecnologica
Mi faceva notare un mio amico che adesso esiste una via per la quale una madre amorevole e pia possa garantire ai figli, ora che non c'è più il limbo, una eternità paradisiaca.
Rifletteteci: basta che li uccida da neonati.
Così, infatti, rinuncerebbero a qualche decina d'anni di vita terrena, ma si guadagnerebbero senza problemi l'eterna beatitudine.
Si ribalta l'ottica dell'aborto, non è così? Ma anche dell'infanticidio... W Annamaria Franzoni!
Esseri umani non più "popolo eletto" da un qualsiasi Dio.
Leggete qui (www.repubblica.it):
Per la scienza è il risultato dell'evoluzione di comportamenti animali. Un esempio?
"Consolano" i propri simili e affrontano la morte per non mettere in pericolo la specie
NEW YORK - Distinguere fra il bene e il male, fra ciò che è giusto e sbagliato, agire per il bene della collettività anche a discapito dei propri interessi: sono manifestazioni di quel senso etico ritenuto caratteristico della specie umana. Eppure, non sono comportamenti solo nostri: anche i primati agiscono in base ad una sorta di "moralità", da cui per via evolutiva discenderebbe quella umana.
Lo riferisce il New York Times, facendo il punto sugli ultimi studi scientifici che vedono la biologia affrontare sempre più da vicino un campo di studio, quello dell'etica, finora appannaggio esclusivo della filosofia.
Scimmie e primati adottano comportamenti di grande sensibilità ed attenzione nei confronti dei propri simili. E' stato osservato, ad esempio, che gli scimpanzè, che non sanno nuotare, affogano nel tentativo di salvare altri animali caduti in acqua. E un esperimento scientifico ha dimostrato che piuttosto che accaparrarsi del cibo tirando una catenella che contemporaneamente dava una scarica elettrica ad un altro animale, le scimmie rhesus preferiscono rimanere a digiuno per diversi giorni: esempi di comportamenti sociali indirizzati al benessere degli altri all'interno di un contesto sociale, che la scienza ritiene precursori in linea evolutiva della moralità umana.
Ad aprire la via a queste considerazioni è stato un famoso saggio di Edward O. Wilson, che nel 1975 scrisse "Sociobiology", in cui si rivendicava la "biologizzazione" dell'etica. Uno studio che ha dato il via ad una serie di elaborazioni successive. E lo scorso anno Marc Hauser, un biologo dell'evoluzione ad Harvard, nel suo "Moral minds" sosteneva che il cervello è geneticamente predisposto per l'acquisizione di regole morali.
Anche per il primatologo Frans de Waal della Emory University le radici della moralità umana possono essere rintracciate nei comportamenti delle scimmie. Se è difficile parlare di una vera e propria moralità nelle azioni dei primati, per de Waal il nostro senso etico discende direttamente da una serie di comportamenti sociali evolutisi nel tempo negli animali come conseguenza del vivere in gruppo. Senza questi "passaggi" precedenti, riscontrabili negli scimpanzè e nelle scimmie, il nostro senso etico sarebbe inspiegabile, sostiene lo scienziato.
De Waal è arrivato a queste conclusioni grazie all'osservazione diretta degli animali, iniziata negli anni '60. E ha individuato comportamenti specifici: dopo un combattimento fra scimpanzè, ad esempio, gli animali si affrettano a consolare quello che ha perso. Ma l'impulso alla consolazione implica un livello evoluto di empatia e di consapevolezza, che solo le scimmie antropomorfe e l'uomo sembrano avere: un precursore fondamentale per lo sviluppo di un senso morale.
(22 marzo 2007)
E' libero il voto di un cittadino che lo eserciti con un candidato dentro la cabina elettorale?
E' libera allo stesso modo la scelta di vivere una vita onesta, se ti trovi a Kabul o a New York?
Sono ugualmente liberi un uomo nato in una famiglia agiata e un uomo cresciuto in una favela?
E' libera una persona che abbia come contraltare di ogni scelta la paura dell'inferno e il premio del paradiso?
La Chiesa si trova a Roma, ricca e molle. Però vuole dirigere la vita di tutti, mettendola semplicisticamente sullo stesso piano. Un metodo usato da sempre per orientare le masse, piegandole ai suoi voleri.
Il libero arbitrio è una di queste armi. Tanto assurda quanto usata come metro universale.
Ma per favore.
La domanda non è oziosa. Non vedo perché un credente si debba preoccupare del disastro climatico in corso.
Dio ci tiene tanto a noi mortali: ha addirittura fatto nascere e poi morire suo figlio, quello nato per partenogenesi, per liberarci dal peccato. E allora crederete mica che ci permetterebbe di distruggerci? Lo deciderà lui quando il gioco deve finire!
Certo, c'è la questione del giudizio universale. Ma allora, se tutto sta accadendo perché il mondo deve finire per Sua scelta, tocca fare esercizio di fatalismo: qualsiasi cosa facciamo, se Lui ha deciso che sono arrivati i titoli di coda, siamo destinati al tracollo.
Allora, riassumendo:
a. Se ci vogliamo fare del male, e Lui non concorda, papà Dio non ce lo permetterà: se mio figlio sta camminando gattoni verso il centro della strada e io posso fermarlo, mica lo faccio andare incontro alla morte. E Dio può fermarci, essendo onnipotente. Quindi tranquilli, l'inquinamento finirà da solo, altro che innalzamento dei mari. Oppure magari lo fa per noi, ci vuole dare più spiagge (poi ci dia anche più ferie, però).
b. Se invece è Lui che ha acceso il riscaldamento per imperscrutabile volere, mettiamoci l'anima in pace. The end, bambole.
Devo decidermi a convertirmi, si vive tanto meglio senza la necessità di arrovellarsi su ogni questione... Si sta meglio senza una coscienza propria, ma con quella trovata altrove. Ahimè, tutto questo pensare!
Leggo su "La Repubblica" di oggi:
"Il Papa: basta con i pregiudizi, bisogna aiutare i sieropositivi".
Il Papa che parla di pregiudizi? Sembra che a spararla sempre più grossa si alzi il livello minimo del senso del ridicolo popolare. E forse funziona, visti i 5 anni di Berlusconi.
Il bello è che guai a mettere il preservativo... In pratica, il tedesco dice basta con i pregiudizi dopo che si è contratto il virus (per difendersi dal quale è "valida" solo l'astinenza, quanto di meno umano e praticabile ci sia a disposizione): sono il solo a ritenere la cosa comica?
Non me le dimentico, le chiese tappezzate di poster con neonati e scritte "no alla fecondazione", in occasione del famoso referendum scorso. Volevano difendere i bambini? In che modo? Da queste pagine denunciammo anche noi l'orrore di obbligare una madre che non possa avere figli a una fecondazione con soli 3 embrioni, e il divieto di verificare se questi siano sani.
Il solito schifoso concetto di peccato: hai voluto la fecondazione? Ti becchi il rischio, anche se questo può essere evitato. Perché te lo meriti, donnaccia.
Per la Chiesa il principio da difendere (ma poi, de che? Non sostengono che scopare è peccato, tanto che il matrimonio è un remedium concupiscentiae? E come devono essere concepiti questi bambini, di grazia, tutti con l'ausilio dello Spirito Santo?) vale bene un bambino handicappato, infelice, destinato a morte certa.
Lasciando da parte "l'uso" che dei bambini fanno tanti amorevoli preti.
Leggete questo articolo de La Repubblica:
Parla la donna che aveva presentato ricorso contro la legge sulla fecondazione
"Volevo un figlio che non nascesse in preda alla talassemia"
di MARIA NOVELLA DE LUCA
ROMA - Li definisce "giudici senza cuore", chiede se hanno mai visto "un bimbo talassemico che muore", racconta di centinaia di donne "costrette ad abortire per non mettere al mondo un figlio destinato a sofferenze gravissime". Simona parla e piange, spiega che in tutti questi mesi ha sofferto, aspettato, sperato che la Consulta accettasse il suo ricorso, e si aprisse così per lei e il marito, portatori sani di anemia mediterranea, la possibilità della diagnosi pre-impianto sull'embrione.
"Invece la legge mi ha condannata a non diventare madre, e ha condannato a morte quegli embrioni, perché io non accetterò mai l'impianto con il rischio di dover abortire di nuovo. Non sono ricca, non posso andare in un centro estero, forse questi giudici, questi politici hanno figli sani, vivono felici, e così non si curano della sofferenza altrui".
Abita in una frazione di Cagliari Simona, in una grande casa, con la madre anziana e il marito Pietro. "Qui ho sognato tante volte di arredare la cameretta del mio bambino, in questa casa dove sono cresciuta insieme ai miei nove fratelli e sorelle, anche alcuni di loro sono portatori di talassemia, ma hanno incontrato mariti e mogli sani, e quindi i loro figli, i miei nipoti, stanno bene. Quando mi sono fidanzata con Pietro sapevamo entrambi di avere il "problema", ma dovevamo per questo rinunciare all'amore?". No, Simona e Pietro non hanno rinunciato, del resto l'anemia mediterranea è tuttora una piaga endemica in Sardegna, ma la loro ricerca di un figlio si è rivelata un calvario. "Prima del 2004, prima che questa terribile legge venisse approvata, moltissime coppie sono riuscite ad avere bambini sani con la diagnosi pre-impianto, ma quando anche io ho deciso di rivolgermi all'ospedale microcitemico di Cagliari era troppo tardi".
La legge 40 è già in vigore, ma Simona decide di tentare lo stesso, e alla fine del 2004 si sottopone ad una fecondazione assistita (ha infatti anche difficoltà a restare incinta naturalmente) nel reparto del professor Giovanni Monni, primario ginecologo dell'ospedale microcitemico. "Non potendo più né congelarli né analizzarli - ricorda Simona - tutti e tre gli embrioni mi sono stati impiantati. Sono rimasta incinta e avevo il cuore pieno di speranza, per dieci settimane Pietro ed io abbiamo sognato quel bambino... Alla decima settimana ho fatto la villocentesi, e la risposta mi ha spezzato il cuore: il mio bambino era malato, anemia mediterranea, sapete che cos'è, è una malattia del sangue che costringe a trasfusioni continue, fin da piccolissimi, per tutta la vita. No, di bimbi così ne ho visti troppi. Ho abortito, ed è stata l'esperienza peggiore della mia vita".
Simona fa fatica a parlare. Spesso piange, interrompe la conversazione, poi la riprende. Da molti mesi ha smesso di lavorare per assistere la mamma anziana, e perché, spiega, "dopo il secondo tentativo sono entrata in una depressione gravissima". Sì, perché nonostante il grande dolore della prima volta, nel 2005, alla vigilia del referendum, Simona fa una nuova fecondazione assistita, ma al momento di trasferire gli embrioni nell'utero, sapendo di non poterli analizzare, crolla, e dice no, non posso affrontare il rischio di un nuovo aborto.
Simona cioè "disobbedisce" alla legge 40, e ciò che ne segue è un caso politico e legale che si è concluso con il "no" della Consulta. "Sono piena di rabbia e di tristezza. Però voglio reagire, Pietro ed io ci amiamo, la nostra coppia è salda. Magari possiamo tentare all'estero: i soldi per adesso non li abbiamo, ma forse chissà, un prestito, un aiuto. Io non rinuncio alla speranza".
(26 ottobre 2006)
Una domanda, da tempo, attanaglia le mie stanche meningi: perché il credente si impunta tanto, quando sente una bestemmia?
Considerate questa scena: un dipendente di basso livello va dall'amministratore delegato e, de visu, lo manda a fare in culo. Subito si intromette un collega dello stesso livello, che urla, davanti al capo: "come ti permetti di offendere il Signor Amministratore Delegato? Vergognati!"
Non è la stessa cosa? Cioè: Dio vede, sente e conosce tutto, quindi figuriamoci se non sa che ho bestemmiato. Se esiste ed è come la mettono loro, io per il mio atto di insubordinazione sarò condannato in eterno alle fiamme dell'inferno. Perché, allora, il retto cattolico mi deve pure fare l'offeso? Non è un po' da leccaculo?
A mio parere, considerata la prospettiva di eterno dolore, pena che sarà certamente comminata al peccatore bestemmiofilo, il buon cristiano dovrebbe fare di tutto per rendergli i giorni di vita rimanenti più che piacevoli. La famosa carità cristiana. Pensando alla futura giusta punizione, si capisce.
Non li capirò mai, non c'è niente da fare.
All'Osservatore Romano "dà fastidio che siano riconosciute altre forme di convivenza diverse dal matrimonio", perchè così "si scardina la famiglia" (La Repubblica, 7/12/2005, riportato in calce). Tra l'altro, degna di nota è la geniale reprise del termine "cattocomunista", a sigillo dell'attualità del dibattito interno alla Chiesa.
Fatto sta che da tempo mi chiedo se per questa gente il matrimonio sia così debole, così poco apprezzato come forma di convivenza da aver bisogno per sopravvivere di essere l'unico in circolazione. Bei cristiani sarebbero, i nostri connazionali, in questo caso! Il gioco è in diametrale opposizione al concetto (cattolicissimo, e odioso) di "libero arbitrio", ma molto in linea con l'opera secolare che la Chiesa da sempre conduce.
In pratica, dalla notte dei tempi (bei tempi, anzi, quelli del paganesimo, in quanto a libertà religiosa!), la Chiesa consolida il proprio potere con la negazione della libertà di scelta su cui invece si basa tutta la sua struttura teorica: non ci potrebbe infatti essere giudizio (né tantomeno inferno o paradiso), se non ci fosse la libertà di scegliere tra il bene e il male.
Tuttavia la Chiesa stessa, specie nel suo caratteristico legame con i poteri "terreni" (aristocrazie, dittature, regni, imperi…) ha sempre rifuggito – in quanto potere, e per questo bisognosa di un dominio su cui esercitarlo – l'anarchia insita nel concetto di libero arbitrio: catechismo forzato, battesimo dopo pochi giorni di vita, roghi, espansionismo violento (dalle Crociate al bagno di sangue conseguente alla conquista dell'America). Da quando aveva un potere secolare e lo esercitava come un qualsiasi Khomeini ad oggi, non è cambiato poi tanto se consideriamo i principî da cui ha origine il cristianesimo.
I fedeli non devono cadere in tentazione, in poche parole. Vale la stessa regola, dobbiamo pensare, anche per il matrimonio, che per la Chiesa è sempre e comunque un remedium concupiscentiae, quindi non una cosa in sè positiva, ma un necessario prezzo da pagare per non peccare… Poi dice che tutti i serial killer sono pazzi religiosi, chissà perché?
Ci tocca anche concludere che per L'Osservatore Romano (che vista la fissazione per sesso & co. è stato ribattezzato Guardone Romano) non ci si giura amore davanti a Dio (per chi si sposa in Chiesa) perché lo si pensa davvero, ma lo si fa perché non ci sono altri modi riconosciuti di unione. Un po' come dire: credo in Dio perchè non so che esiste Budda, altrimenti...
Il problema è che, mentre io devo fare i conti tutti i giorni con le mie debolezze e le mie paure, che si riflettono inevitabilmente anche sul mio pensare, loro hanno (o si immaginano di avere) un Dio onnipotente e onniscente alle spalle che li ammira. Come si fa a combattere contro questi esempi di arroganza e di violenza verbale?
Come si fa ad avere stima per ometti con idee medievali spacciate per Parola di Dio?
Chi è veramente convinto della bontà delle proprie idee non si nasconde dietro i poteri forti ricorrendo alla coercizione per avere ragione…
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L'Osservatore attacca l'Unione sulle coppie di fatto, si riparla di
"cattocomunisti"
Anche l'Avvenire critico: "Davvero questo è lavorare per il futuro?"
Il Vaticano sui patti civili
"Scardinano la famiglia"
di MARCO POLITI
CITTÀ DEL VATICANO - Pollice verso dell'Osservatore Romano alla
versione soft delle unioni civili, prospettata da Romano Prodi,
Francesco Rutelli e Piero Fassino. Il giornale vaticano attacca a
fondo, denunciando tentativi ostinati di "scardinare la famiglia".
Non è bastato che venisse messo in soffitta il termine "Pacs" né che
persino Giuliano Pisapia di Rifondazione comunista abbia chiarito
(come riconosce lo stesso Osservatore) che la scelta "non ha nulla a
che fare con i matrimoni o forme paramatrimoniali". Oltretevere dà
comunque fastidio che si voglia arrivare "al riconoscimento da parte
dello Stato di differenti forme di convivenza".
"Si sente a questo punto il dovere, oltre che l'esigenza - sottolinea
il giornale della Santa Sede - di ribadire l'assoluta contrarietà a
false concezioni del matrimonio e della famiglia, che non rispettino
il progetto originario di Dio". E, in crescendo, arriva un'altra
sciabolata: "Si chiamino coppie di fatto, Pacs, unioni civili e via
così in un vuoto esercizio di fantasia, la realtà è una sola: si
cammina ostinatamente verso lo scardinamento della famiglia,
deformandone l'autentica concezione e la sola ragione d'essere".
L'Osservatore se la prende anche con quei cattolici che hanno deciso
di militare a sinistra. "Qualcuno, cattolico secondo i suoi personali
parametri - scrive il giornale vaticano - ha ritenuto nei giorni
scorsi di sorvolare sui precedenti interventi dell'Osservatore Romano,
liquidandoli come obsoleti". Si tratta di "cattocomunisti", suona la
definizione sprezzante del giornale, e nei corridoi vaticani si
afferma che la frecciata è indirizzata al senatore ds Giorgio Tonini,
già presidente della Fuci.
E' evidente che in questa corsa continua da parte ecclesiastica a
condannare e cancellare qualsiasi termine ("patto" non va bene,
"contratto" non va bene, "unione" non va bene), i fautori di una
regolamentazione pubblica delle coppie di fatto non potranno che
arretrare sino a quando non si attesteranno sulla stessa linea di
semplicità, chiarezza e determinazione, che ha portato alla legge sul
divorzio.
Anche l'Avvenire, giornale dell'episcopato, continua a lavorare ai
fianchi l'Unione. Pur riservandosi di leggere le future proposte, il
quotidiano della Cei esprime in un suo corsivo "turbamento" e
opposizione all'idea che vengano concessi "diritti privati e pubblici"
alle coppie di fatto. La contrarietà è netta e rispecchia la linea
dettata mesi fa dal cardinale Ruini: "E' molto difficile - scrive
l'Avvenire - attribuire rilevanza pubblicistica a impegni di natura
indefinita e volutamente labile". Il corsivo conclude con una frase
vagamente minacciosa: "Davvero questo è lavorare per il futuro e
attirare consenso?".
Mentre la gerarchia ecclesiastica interviene quotidianamente nei
dettagli specifici di ciò che il Parlamento dovrà discutere, prosegue
la campagna contro la presunta esclusione del cristianesimo dalla vita
civile. "Una società che volesse escludere o solo emarginare il
cristianesimo sarebbe per ciò stesso destinata ad un'inevitabile
distruzione", ha ribadito ancora una volta il rettore della
Lateranense monsignor Rino Fisichella durante un convegno sul
Concilio.
(7 dicembre 2005)
Esce oggi in Francia un libro "Dio mio... perché?" in cui rivela di aver ceduto in modo passeggero alla "forza del desiderio"
A 93 anni l'Abbé Pierre si confessa: "Ho avuto relazioni sessuali con donne"
PARIGI - L'Abbé Pierre, 93 anni, sacerdote francese fervente difensore dei diritti umani, fondatore del movimento Emmaus, confessa di aver avuto delle relazioni sessuali con delle donne. In un libro, uscito oggi in Francia, Dio mio... perché?, parla della "forza del desiderio. Mi è accaduto di cedervi in modo passeggero. Ma non ho avuto mai un legame regolare, perché non ho lasciato che il desiderio sessuale prendesse radici".
"Questo - afferma il religioso - mi avrebbe portato a vivere una relazione duratura con una donna, ciò che era contrario alla mia scelta di vita. Ho dunque conosciuto l'esperienza del desiderio sessuale e del suo rarissimo soddisfacimento, ma questo soddisfacimento è stata una vera sorgente di insoddisfazione, perché avvertivo che io non ero vero. Ho sentito che per essere pienamente soddisfatto il desiderio sessuale ha bisogno di esprimersi in una relazione amorosa, tenera, fiduciosa. Una tale relazione mi è stata impedita dalla mia scelta di vita. Non potevo rendere delle donne infelici, ed essere me stesso conteso tra due scelte di vita inconciliabili".
Estratti del libro dell'Abbé Pierre vengono pubblicati oggi da due settimanali, L'Express e Le Point. L'Express parla del libro come di "una bomba nel paese calmo del pensiero cristiano. L'Abbé Pierre dichiara che non è ostile al matrimonio dei sacerdoti, e suggerisce che lui stesso ha avuto relazioni sessuali con delle donne". Per Le Point quella dell'Abbé Pierre è una "sconvolgente confessione", un vero inno contro ogni tabù.
Nel libro in cui ha raccolto pensieri e meditazioni, l'anziano frate cappuccino si è detto convinto che nella chiesa debbano convivere "preti sposati e preti celibi che possano consacrarsi totalmente alla preghiera e agli altri". Il religioso afferma inoltre di essere favorevole all'ordinazione al sacerdozio delle donne e al riconoscimento delle coppie omosessuali.
Per quanto riguarda l'ordinazione delle donne al sacerdozio, Henri Antoine Grouès, vero nome dell'Abbé Pierre, critica Giovanni Paolo II e papa Benedetto XVI. "Non ho mai capito perché hanno affermato che la chiesa non ordinerà mai le donne Una tale affermazione presuppone che questa pratica non sarebbe conforme alla sostanza stessa della fede cristiana. Il principale argomento portato a spiegazione di questo divieto è che Gesù non ha scelto delle donne tra i suoi apostoli. Un argomento che per me non ha nulla di teologico, piuttosto è di natura sociologica".
Il fondatore della comunità di Emmaus, a ruota libera, quindi ha preso in esame la questione delle unioni omosessuali, preferendo parlare di "alleanza" piuttosto che di "matrimonio", "troppo radicato nella coscienza collettiva come unione tra una donna e un uomo".
L'Abbé Pierre malgrado i suoi 93 anni è ancora molto attivo. Nei giorni scorsi è stato a Firenze in occasione delle Giornate europee di lotta contro il traffico degli esseri umani, organizzate dal movimento Emmaus Internazionale.
(27 ottobre 2005)