Dedicato a tutti i non credenti che si sentono affogare nel magma ipocrita ed invadente del cattolicesimo.
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Almeno di quelli organici. Poi potremmo smettere di bere, e l'emergenza idrica sarebbe un problema del passato.
Scusatemi, ma trovo delinquenziale e codardo che il Papa dica ancora che l'Aids si batte con l'astinenza. E' una cosa orribile, dovrebbe essere denunciato dall'OMS. E' questo il risultato della ricerca commissionata dalla Santa Sede sull'uso del salvifico palloncino, elemento per costoro evidentemente esotico?
Se il tedesco vuole attaccare ancora con la pippa dell'astinenza (che tra l'altro crea mostri), almeno smetta di vedersi con Padre Georg, ecchediamine.
Riporto fedelmente (praticamente, lo incollo dopo averlo copiato) un articolo di Repubblica. Come potrei aggiungere parole di riflessione o di scherno alla meravigliosa sintesi altomedievale che segue?
NB. ha detto anche (non riportato nell'articolo) che il femminismo ha rovinato la famiglia perché ha messo in contrapposizione i sessi... Meraviglioso! Come dire che Mandela ha rovinato il Sudafrica perché ha messo in contrapposizione i bianchi con i neri...
Sublime.
Nuovi attacchi dal Pontificio consiglio per la famiglia
in un documento intitolato "Famiglia e procreazione umana"
Pacs, aborto e fecondazione
Per il Vaticano è "l'eclissi di Dio"
Indice puntato contro aborto, contraccezione, omosessualità
Scusatemi per il titolo, ma ogni volta che sento un prete (oggi "addirittura" il papa) dire che rendere meno doloroso e mutilante l'aborto equivale a trasformarlo in una passeggiata mi altero.
E' possibile che la donna debba essere per forza vista come contenitore inconsapevole? Puoi pensare, caro (si fa per dire) Ratzinger, che la stessa scelta di abortire sia dolorosa?
Ma di più, ammettendo che ci siano casi in cui questa scelta dolorosa non sia: che senso ha il dolore, la paura, il rischio di un intervento evitabile? Serve per punire? Serve perchè senza la prospettiva del dolore una donna non sceglierebbe di mettere al mondo il bambino? Da questa considerazione, che se è come l'ho ipotizzata qui è da disturbati, derivano le seguenti considerazioni:
1. Il parto è innaturale, perchè sempre preferibile all'aborto indolore (di che cosa hai paura, sennò, caro ex Hitler Jugend?)
2. La donna che decide di diventare madre per paura dell'intervento, sarà sicuramente un'ottima madre... Vero?
Ogni volta che mi fermo a riflettere su una qualsiasi affermazione/dogma del caro, vecchio clero non riesco a non sentirmi offeso nell'intelligenza. E vi assicuro che non sono affatto un genio...
E' proprio vero: se i preti avessero l'utero, l'aborto sarebbe una virtù.
Nell'articolo emblematico che riporto in calce c'è un'affermazione molto importante, fatta dall'Osservatore Romano (che osserva un po' troppo, a mio avviso: una specie di Guardone Romano, a giudicare dalla fissazione che ha per ciò che le mutande contengono).
L'affermazione è:
"la ripresa della sperimentazione della Ru486 a Torino, nuovamente torna a svelare cosa stava dietro a tali affermazioni, e quale intenzionalità vi si nascondeva. Si vuole che l'aborto diventi sempre più facile contraccezione, la più tragicamente efficace: si è ormai arrivati ad un tale oscuramento delle coscienze da ritenere atto di libertà l'uccidere il più indifeso degli innocenti".
Ora, è chiaro che tra Chiesa e "innocenti indifesi" un legame c'è sempre stato: invece di cianciare sui feti, cerchino di non molestare i bambini.
Ma a parte questo, dicano chiaramente quello che intendono: come spiegava "madre" Teresa di Calcutta, nessuna terapia che eviti il dolore fisico è accettabile. Qui, come la santona in altri anni, si vuole che la donna che ha sbagliato, che si è resa impura, soffra le pene dell'inferno (così magari ci ripenserà, la prossima volta). La suora albanese non voleva si fornissero ai malati lenitivi di nessun tipo, antidolorifici in testa, perchè "soffrendo ci si avvicina a Dio" (bambini compresi).
Per loro fortuna Dio non esiste, altrimenti sarebbero affari loro.
Al.
L'Osservatore Romano contro la ripresa della sperimentazione
"Contraccezione e aborto, frutti di una medesima pianta"
Il Vaticano all'attacco della Ru486
"La scienza al servizio della morte"
Reazione dei Ds: "Sono parole che dividono anziché far riflettere"
CITTA' DEL VATICANO - Un atto contro la vita, anzi un vero e proprio omicidio. Così l'Osservatore Romano definisce la ripresa della sperimentazione sulla pillola Ru486, nuovamente decisa dalla Regione Piemonte. "Ancora una volta la scienza viene messa al servizio della morte", scrive il giornale del Vaticano, che definisce contraccezione e aborto, "frutti di una medesima pianta". Una connessione, sottolinea il giornale, "non soltanto a livello culturale ma anche tecnico".
"Anche oggi non si può non ribadire - continua il quotidiano - che quando nel paese venne approvata la legge 194, da più parti, con forza ed enfasi si disse che l'interruzione volontaria della gravidanza non doveva essere considerata 'mezzo di contraccezione', e che la libera decisione della donna doveva confrontarsi con le istituzioni pubbliche, garanti del diritto dei terzi".
Insomma, per l'Osservatore, "la ripresa della sperimentazione della Ru486 a Torino, nuovamente torna a svelare cosa stava dietro a tali affermazioni, e quale intenzionalità vi si nascondeva. Si vuole che l'aborto diventi sempre più facile contraccezione, la più tragicamente efficace: si è ormai arrivati ad un tale oscuramento delle coscienze da ritenere atto di libertà l'uccidere il più indifeso degli innocenti".
Le parole dell'Osservatore hanno suscitato la reazione dei Ds che in una nota firmata da Vannino Chiti della Segretaria nazionale giudica negativamente la presa di posizione del quotidiano cattolico: "E' un intervento apodittico che giudica e divide, anzichè sforzarsi di riflettere comprendere e fare riflettere. Lo Stato democratico italiano, con le sue leggi, non ha esaltato l'aborto ma ha previsto casi specifici di interruzione della gravidanza in situazioni nelle quali nel passato la clandestinità aveva rappresentato una vergogna inammissibile in una società civile ed un rischio alla quale si esponeva in solitudine la vita della donna".
(La Repubblica, 5 ottobre 2005)