Dedicato a tutti i non credenti che si sentono affogare nel magma ipocrita ed invadente del cattolicesimo.
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di Emanuele Macaluso
il Riformista, 17/04/2007
Nei giorni scorsi a Cinisello Balsamo, alle porte di Milano, il Comune, in occasione del sessantesimo anniversario della strage di Portella delle Ginestre, ha promosso un convegno di studi con gli interventi di un gruppo di docenti dell'università di Catania e di Milano a cui ho partecipato. C'era anche Giorgio Muscarello, presidente del consiglio comunale di Piana degli albanesi, uno dei centri da cui partirono i contadini che si radunarono in quel primo maggio 1947 a Portella, il quale, nel suo intervento, ha citato un episodio che ho ritrovato nella mia memoria. Nel 1950 nel corso di una manifestazione «per il lavoro e la pace» a Piana la polizia sparò immotivatamente e uccise un giovane bracciante, Damiano Lo Greco. I familiari volevano i funerali in Chiesa, ma furono rifiutati con la motivazione che era morto ammazzato.
Dieci anni dopo a Palermo fu ucciso uno dei capi mafia di Piana (si diceva che era stato lui nel carcere dell'Ucciardone ad avvelenare il caffè che uccise Pisciotta), e i funerali, solenni, furono celebrati nella cattedrale. La Chiesa di Don Puglisi a Palermo non si comporta più così. La storia di Damiano Lo Greco mi ha ricordato quella moderna di Giorgio Welby.
Non nel 1950 ma nel 2007.