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venerdì, 07 luglio 2006
Il premio Strega e la caccia alle streghe

Il giornale del Vaticano boccia il romanzo "Caos calmo" vincitore delllo Strega
"Pagine voyeuristiche, squallide descrizioni di performance sessuali"

"In quel libro c'è troppo sesso"
L'Osservatore 'scomunica' Veronesi

Lo scrittore: "Critiche lecite, ma meno male che siamo nel 2006"

ROMA - "Veronesi, ma lo sa che il suo libro 'Caos Calmo' non è proprio piaciuto all'Osservatore Romano?". Un lungo silenzio accompagna i chilometri che passano sotto l'auto del vincitore del premio Strega 2006, in viaggio dalla capitale verso casa. Poi le dichiarazioni, lente, controllate: "No, in effetti non lo sapevo, ma non ho nessuna replica da fare. No comment".

Sandro Veronesi davvero non immaginava di poter scatenare un tale "Caos" negli ambienti vaticani. D'altronde la notizia della 'scomunica' da parte del quotidiano del Vaticano l'ha appena appresa al telefono. Lo scrittore vorrebbe scegliere la via del silenzio ma poi, da buon toscano, si concede all'ironia.

Il giornale definisce il libro "un'ulteriore conferma per quanti pensano che l'odierna letteratura italiana, salvo rare eccezioni, sia caratterizzata da un appiattimento sui toni bassi, frutto di una sostanziale povertà creativa". E giocando proprio sul titolo del romanzo la penna del critico dell'Osservatore, Licinio Galati, dà l'affondo: "Ancora una volta viene premiato il Caos".

Galati punta il dito soprattutto contro quello che definisce il "leitmotiv del sesso, le cui incontrollate derivazioni, con un ulteriore sovraccarico, ne rendono alquanto pesante la lettura". Insomma, una critica formale giustificata da un'obiezione contenutistica che prosegue senza mezzi termini: "'visto con una lente di ingrandimento il sesso è diventato oggi il passaporto per vendere e far leggere un romanzo. Diciamo questo convinti come siamo che 'Caos calmo' avrebbe avuto qualche titolo per poter essere letto con ben altra attenzione".

Infine arriva la "bocciatura senza appello del romanzo, le cui pagine vengono bollate come "voyeuristiche, squallide descrizioni di performance sessuali".

Veronesi ascolta con attenzione il resoconto delle critiche. Poi decide di assumere un atteggiamento all'insegna del fair play e dell'ironia. "I giudizi - afferma - per quanto sgradevoli, sono leciti. Ognuno ha diritto di pensarla come vuole". Pochi secondi e poi, tirando un sospiro di sollievo, Veronesi si concede una battuta: "Meno male che siamo nel 2006, chissà cosa mi sarebbe accaduto due secoli e mezzo fa".

(7 luglio 2006, La Repubblica)


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PS: ma perché vale sempre la massima "nomen omen"? Licinio, si chiama... Cosa poteva fare, il pover'uomo, se non il pretino scemo?

PPS: ma non potrebbero farsi tutti una sana trombata, per dirla alla toscana?

Postato da: alemae a 19:17 | link | commenti (6)