Dedicato a tutti i non credenti che si sentono affogare nel magma ipocrita ed invadente del cattolicesimo.
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Il post che segue è tratto da www.giuda.it, un sito che vi invito a visitare.
Al.
CITTA' DEL VATICANO - "Il papa pesa il pepe a pisa, pisa pesa il pepe al papa". Con queste parole inizia l'enciclica di Papa Benedetto Sedicente, la "De inexistentia mezze stagioniis".
Il sommo pontefice prende spunto dol commercio delle spezie nella città della torre pendente per intraprendere un viaggio e una riflessione sul mondo moderno e sulla visione che deve averne un buon cristiano. Così, per colui che è alla ricerca della verità, è "meglio un uovo oggi che una gallina domani", e si accontenti così di quello che gli dice la chiesa cattolica. Dure come sempre invece le parole sul tema fondamentale del matrimonio: "Mogli e buoi dei paesi tuoi", esorta a pagina tredici, spingendosi fino a dire "tra moglie e marito non mettere il dito". Immancabile come in ogni bestseller la consueta spruzzata di sesso, servita dapprima con la rivelazione del sessantanovesimo segreto di fatima, che svelerebbe che il Cobra cantato da Donatella Rettore non era altro che la metafora del sesso maschile, e tornando poi ad ammonire i pii a stare alla larga dalle tentazioni, ammettendo che "Sofia Loren ha gli anni che ha, ma è sempre una bella donna".
Ma non si limita alla sfera abituale della sessualità, spaziando anche su temi di più stretta attualità. Sull'economia dichiara che "gli affari sono affari", quando chiede il riconoscimento dei diritti d'autore sul testo dell'enciclica, mentre sull'etica del comportamento esorta i cristiani ad apparecchiare rivolgendo la lama del coltello rivolta verso il piatto. Ponderose infine le riflessioni sulla guerra: "si stava meglio quando si stava peggio" e "ne uccide più la lingua della spada" sono riflessioni che lasciano il segno, mentre la conclusione è lasciata alle parole di san Ponzio Pilato: "Me ne lavo le mani".
L'enciclica, che il un primo tempo doveva chiamarsi "Harry Potter e il relativismo etico" e che secondo alcuni maligni è stata scritta in realtà da mons. De La Palisse, è stata presentata pomposamente a "Portam ad Portam", trasmissione di approfondimento di telepadrepio, dallo stesso pontefice.
Il dotto prelato ha voluto dar sfoggio di gran cultura, pretendendo di citare alcuni passi danteschi per ingraziarsi la benevolenza di Roberto Benigni. Quando però è partito declamando serio con accento bavarese "ed ei col cul facea trombetta", per un problema tecnico è mancato l'audio in studio, ed è partito il consueto spot sull'otto per mille.
track: http://www.giuda.it/mt/mt-tb.cgi/1519 [post originario, www.giuda.it]
di Isaac Asimov (1920-1992)
Biochimico e scrittore, nacque a Petrovici in Bielorussia. Emigrò come altri esuli ebrei nel 1923 negli Stati Uniti, e ne prese la cittadinanza nel 1928. Laureato alla Columbia University di New York nel 1948, insegnò biochimica alla facoltà di medicina di Boston. Deve lo sua popolarità a numerosi romanzi e racconti di fantascienza e a volumi di divulgazione scientifica e letteraria (quasi 500 libri pubblicati). E' considerato uno dei padri della fantascienza e maestro insuperabile nello spiegare le teorie scientifiche a lettori profani della materia. Riteniamo che anche questa pagina, scritta esplicitamente contro la credulità dei seguaci del paranormale, possa "leggersi" come confutazione delle religioni.
Penso che nessuno di noi si aspetti davvero di spazzar via una volta per tutte le credenze pseudoscientifiche.
Come lo potremmo, dato che tali credenze offrono agli uomini calore e conforto? Chi prova gioia al pensiero di morire o di veder morire una persona amata? Come si può biasimare chi si convinca che esistono cose come la vita eterna e la possibilità di ritrovarsi in condizioni di gioia perpetua con gli esseri amati? Chi si trova a proprio agio con la precarietà quotidiana della vita che in qualsiasi momento può riservarci le più traumatiche sorprese? E come dunque potremmo biasimare chi cerchi di premunirsi contro l'imprevisto illudendosi di leggere il futuro nelle posizioni dei pianeti, nelle combinazioni dei tarocchi, o nei disegni dei fondi di caffè o nel contenuto dei sogni? Si esamini qualsiasi tipo di pseudoscienza, e vi si troverà la coperta di Linus, il pollice da succhiare, la sottana cui aggrapparsi. E noi che cosa possiamo offrire in cambio? Dubbi e incertezze!
Per noi abitatori di un mondo razionale, è motivo di forza il capire, è gloria e soddisfazione intendere là dove la conoscenza non è ancora giunta; c'è bellezza persino nei più imperscrutabili misteri, quando essi costituiscano almeno una sfida "onorevole" per quei meccanismi del pensiero che sono contenuti nei quattordici ettogrammi del nostro cervello: misteri che si arrenderanno lealmente all'acuta osservazione e alla sottile analisi, purché l'osservazione sia sufficientemente acuta e l'analisi sufficientemente sottile.
Tuttavia c'è in questo un curioso paradosso, che mi procura una sorta di gioia sardonica. Noi razionalisti sembriamo sposati all'incertezza. Noi sappiamo che le nostre conclusioni, fondate come devono essere su prove razionali, sono sempre e necessariamente provvisorie. L'emergere di nuovi fatti o la scoperta di qualche errore celato nelle vecchie prove potrebbero rovesciare d'un tratto una conclusione da tempo consolidata, per quanto cara essa ci sia.
Ciò accade perché una sola è la nostra certezza e questa non si fonda sulle conclusioni raggiunte, ma sul metodo col quale le abbiamo raggiunte e, quando necessario, modificate. La nostra certezza insomma, si fonda sul metodo scientifico e sull'impostazione razionale della ricerca.
I cultori dell'irrazionale, che per brevità chiameremo "fideisti", si aggrappano invece alle conclusioni con una tenacia tritatutto. Essi non hanno prove degne di questo nome. Lo strumento a loro disposizione che più si avvicina a un metodo per giungere a qualche conclusione consiste nell'accoglimento passivo di giudizi, da loro considerati autorevoli. Perciò, una volta conquistata una credenza - e soprattutto una credenza rassicurante - essi non hanno altra alternativa che conservarla e difenderla a tutti i costi.
Quando noi modifichiamo una conclusione, lo facciamo perché ne abbiamo elaborato una migliore, e dunque lo facciamo con gioia o magari con rassegnazione, se la vecchia teoria ci era particolarmente cara.
Di fronte alla prospettiva di dover abbandonare una credenza i fideisti si rendono invece conto di non avere un metodo per formularne un'altra e di non poterla pertanto sostituire se non con il vuoto. Per loro, quindi, è quasi impossibile lasciar cadere una credenza. e se voi tentate di sottolineare che essa è contraria alla logica e alla ragione, essi si rifiutano di ascoltare e tendono piuttosto a pretendere che voi veniate ridotti al silenzio.
Fallito ogni tentativo di giungere a una conclusione valida costoro si rivolgono ad altri, nella perenne ricerca di dichiarazioni autorevoli: le uniche atte a metterli (temporaneamente) a loro agio.
Spesso mi vengono rivolte domande di questo tipo: "Dottor Asimov, lei è uno scienziato: mi dica, che cosa pensa della trasmigrazione delle anime?" ...O della vita ultraterrena o degli UFO o dell'astrologia o di altre cose analoghe. Costoro desiderano, in verità, che io li rassicuri, dicendo che gli scienziati sono riusciti a dare un fondamento razionale alle loro credenze e si sono resi conto, e forse l'hanno sempre saputo, che in esse c'è qualcosa di vero.
Grande è la tentazione di rispondere che, come scienziato, vedo nelle loro domande un insieme esplosivo di cretinerie; ma questa risposta sarebbe solo un altro tipo di dichiarazione autorevole: una dichiarazione, fra l'altro, che essi non accetterebbero mai e che servirebbe solo ad attirarci il loro odio. Rispondo dunque invariabilmente: "temo di non conoscere la minima prova scientifica atta a convalidare la credenza nella metempsicosi" ... o in qualsiasi altra credenza d'origine pseudoscientifica. Delle mie risposte, certo, costoro non sono soddisfatti, ma io non ho altra scelta a meno che non riescano a fornirmi prove scientifiche attendibili: ciò che essi non sono mai in grado di fare. Non è escluso, del resto, che la mia osservazione faccia nascere nelle loro menti un piccolo germoglio di dubbio: e niente e più pericoloso di un'ombra di dubbio per una credenza irrazionale.
Forse questa è la ragione per cui un fideista, quanto più è "sicuro" delle proprie opinioni, tanto più s'infuria nei confronti di chi esprime un'opinione diversa dalla sua.
I più deliranti fideisti sono i creazionisti, convinti che il creazionismo sia verità assoluta, comunicata da Dio tramite la Bibbia. E quale fonte mai sarebbe più autorevole di questa? Di tanto in tanto ricevo lettere di fuoco, piene di insulti e di violente accuse, scritte da qualche creazionista. E mi viene la tentazione di rispondere in questi termini: "caro amico, sicuramente lei sa di essere nel giusto e sa che io ho torto, perché Dio glielo ha detto. Con altrettanta sicurezza, saprà anche che lei andrà in Paradiso e io andrò all'Inferno, perché Dio le avrà detto anche questo. Considerato quindi che io andrò all'Inferno, dove soffrirò inimmaginabili tormenti per tutta l'eternità non trova sciocco coprirmi di insulti? Quanto dolore pensa che il suo sfogo rabbioso possa aggiungere alla punizione infinita che mi aspetta? O forse lei è tormentato da qualche incertezza e teme che Dio possa mentirle e ritiene di sentirsi meglio infliggendomi di persona alcune torture aggiuntive (nel caso dannato ch'Egli menta), magari bruciandomi sul rogo, come avrebbe potuto fare nei bei tempi andati, quando i creazionisti dominavano la società ?"
Tuttavia non scrivo mai lettere di questo tenore: mi limito a sorridere e a strappare le lettere d'insulti che ricevo.
Ma allora non c'è nulla contro cui combattere? Dobbiamo solo alzare le spalle e dire che i fideisti ci saranno sempre e che noi dobbiamo tranquillamente ignorarli e procedere per la nostra strada? No! Assolutamente no! C'è sempre una nuova generazione che sta crescendo. Ogni bambino, ogni nuovo cervello è un terreno in cui la razionalità può essere fatta germogliare. Dobbiamo quindi proporre il punto di vista della ragione, non per la speranza di ricostruire il deserto delle menti distrutte e bloccate nella ruggine - impresa, questa, quasi impossibile - ma per educare e formare nuove e fertili menti. E dobbiamo inoltre contrastare ogni tentativo messo in atto dai fideisti e dagli irrazionalisti per ottenere l'appoggio e il sostegno dello Stato. Noi non possiamo essere sconfitti con argomenti razionali e i fideisti, comunque, non sanno usare l'arma della ragione, ma possiamo essere sconfitti (solo temporaneamente, comunque), dallo strizzapollici, dalla gogna o dagli equivalenti attuali di questi strumenti di tortura.
Contro questa eventualità noi debbiamo combattere sino alla morte.
di Michele Serra, La Repubblica, 19 gennaio 2006.
"L'uragano Katrina ha distrutto New Orleans perchè Dio voleva punire l'America per la guerra in Iraq". Finché lo dice un islamico nevrastenico, pazienza. Ma il nevrastenico, stavolta, è il sindaco di New Orleans, Ray Nagin, e viene il magone, e ci si chiede fino a dove e fino a quando l'oltraggiosa demenza dei bigotti potrà continuare a scandalizzarci.
Niente è più odioso, quando si soffre e si muore, della patina di colpa e contrizione che il fanatismo religioso spalma sui cadaveri. Non li si sopporta più, i penitenti e i vendicatori che vengono a spiegarti con la loro metafisica da bar che Dio lo vuole. A New Orleans il diluvio non ha sommerso gli empi, ha affogato i poveri, vittime del menefreghismo sociale. La guerra in Iraq, se c'entra, c'entra perché tutte le guerre rubano miliardi agli umili per destinarli alle armi. Il sindaco Nagin avrebbe dovuto sapere, lui per primo, che la sua città era indifesa per la trascuratezza umana, e dunque vederlo levare al cielo il suo ditino tremante non fa pensare ad espressioni bibliche, ma ad un più profano e sano: lo sai dove dovresti mettertelo, quel dito?
Sulla stampa di oggi c'è una notizia che mi ha messo un po' di speranza. Hanno svolto un sondaggio sui cattolici, ed hanno scoperto che "Il 65,6% dei cattolici sono favorevoli al divorzio. Il 77,8% si dichiara poco o per niente d'accordo con il divieto della comunione ai divorziati risposati. Il 66% ritiene che non sia giusta la posizione del sinodo dei vescovi che vorrebbe negare l'eucaristia ai politici che sostengono leggi non conformi alla legge di Dio."
Sull'aborto consensi, anche se molto condizionati dal motivo alla base della decisione.
Una buona notizia. Tra l'altro, "L'87,8% degli italiani si dichiara cattolico, ma i praticanti solo solo il 36,8%. È quanto emerge da un'inchiesta dell'Eurispes, che riscontra inoltre un aumento dell'8% di chi si riconosce nel cattolicesimo rispetto a una medesima ricerca condotta 15 anni fa. Il presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara, spiega questi dati con la crisi non della religione ma della religiosità": è vero che i vecchi miti sono spesso sostituiti da altri "tecnologici", specchio dei tempi (i quark, l'omeopatia, i cerchi nel grano), che permettono di illudersi di tenere i piedi per terra, data la vetustà della mitologia "classica". Ma è anche un segno dell'insofferenza verso il dogma, tanto anacronistico quanto difeso con i denti dal clero, che sembra più attaccato ai miti di fondazione (la verginità e la continenza, per esempio) che non al significato (?) del credo.
Che sia l'inizio della fine? Difficile, perchè 2000 anni di storia ci hanno insegnato come la Chiesa cattolica sappia sopravvivere ad ogni mutazione sociale (è, in fondo, la religione dell'occidente crasso e materialista). Ma, forse, si può sperare in un aumento del senso della realtà, in un suo adeguamento.
Meglio di niente...
Scusatemi per il titolo, ma ogni volta che sento un prete (oggi "addirittura" il papa) dire che rendere meno doloroso e mutilante l'aborto equivale a trasformarlo in una passeggiata mi altero.
E' possibile che la donna debba essere per forza vista come contenitore inconsapevole? Puoi pensare, caro (si fa per dire) Ratzinger, che la stessa scelta di abortire sia dolorosa?
Ma di più, ammettendo che ci siano casi in cui questa scelta dolorosa non sia: che senso ha il dolore, la paura, il rischio di un intervento evitabile? Serve per punire? Serve perchè senza la prospettiva del dolore una donna non sceglierebbe di mettere al mondo il bambino? Da questa considerazione, che se è come l'ho ipotizzata qui è da disturbati, derivano le seguenti considerazioni:
1. Il parto è innaturale, perchè sempre preferibile all'aborto indolore (di che cosa hai paura, sennò, caro ex Hitler Jugend?)
2. La donna che decide di diventare madre per paura dell'intervento, sarà sicuramente un'ottima madre... Vero?
Ogni volta che mi fermo a riflettere su una qualsiasi affermazione/dogma del caro, vecchio clero non riesco a non sentirmi offeso nell'intelligenza. E vi assicuro che non sono affatto un genio...
E' proprio vero: se i preti avessero l'utero, l'aborto sarebbe una virtù.
Lo so, Pera è una persona alla quale non hanno inserito, nella dotazione di base, la capacità di ragionare. Però, però. E' un tipo che ricopre una posizione importante, la seconda carica dello stato (mi viene in mente Benigni: "e allora Nonna Papera Astronauta!"), e che quando parla qualsiasi idiozia che dica va sui giornali. Non aggiungo altro, sono agghiacciato dall'impudenza di questo bambino di 60 anni (che presiede il Senato...).
Ho letto la lettera di un lettore di Repubblica che recita così:"Libertà , tolleranza, rispetto sono storicamente solo valori cristiani". Non lo ha detto il papa Urbano II in occasione della prima crociata, ma Marcello Pera, oggi, 10 gennaio 2006.
Mi domando: perchè sottoporsi a questa avvilente dipendenza col carceriere, come in una enorme sindrome di Stoccolma?
Io non ci credo (sono una persona ragionevole), ma domando a chi ci crede: perchè amare così tanto, e ringraziare per "l'immenso amore", un Dio che ci ammazza, a volte da neonati, ci fa soffrire, e poi ci giudica pure (ma chi te l'aveva chiesto)?
Una delle massime che ho riportato in un altro post (di David Hume) recitava: "O Dio può evitare il male ma non vuole, e allora non è buono, oppure vorrebbe evitarlo ma non può, e allora non è onnipotente".
Ma si può essere più stupidi e pecoroni da ringraziarlo pure, giustificandolo con la definizione di "imperscrutabile volere"?
E che cazzo!
Scusandomi per lo sfogo, e fustigandomi per aver peccato
Al.
Siamo sopravvissuti, con le solite ossa rotte (ma vivi) alla tempesta mediatico-nazional-popolare del SS. Natale 2005. Film su papi, gesù cristi, apostoli, maddalene & co. accomunati da un unico comun denominatore: non si dica mai una parola che istilli un singolo dubbio sulla straordinaria caratura umana e morale dei personaggi in questione.
Nemmeno Kim Il Sung, Mao Zedong e Goebbels riuscirono in tanta opera di apologia: nelle varie fiction e monografie circolanti su Wojtyla, Padre (san) Pio, San Paolo, San Pietro ed epigoni si respira solo aria di perfezione. Fossero fatti dalle Edizioni Vaticane/Paoline, sarebbe comprensibile; sono invece prodotti da Rai e Mediaset, l'una pubblica (= anche mia), l'altra ai piedi di un piccolo pelato pazzo, divorziato e quindi fuori dalle grazie del Signore, comunque seguace del Dio denaro - un concorrente dell'altro, meno conosciuto, Javhè.
C'è poco da fare: non esistono voci fuori del coro. Per questo ho deciso, anche in conseguenza dell'ultima apparizione del Papa-Panzer Ratzinger, di santificare il consumismo natalizio, babbonatale compreso. Per equanimità farò lo stesso con la povera e bistrattata Befana.
Così sia, amen.
Al.