Dedicato a tutti i non credenti che si sentono affogare nel magma ipocrita ed invadente del cattolicesimo.
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che differenza c'è tra un Dio che si comporta come se non esistesse e un Dio inesistente?
Visto che non ci si riferisce (più) alle donne come "non uomini" o "sesso debole", agli omosessuali come "non eterosessuali" o "finocchi", agli africani o agli orientali come "non bianchi", "negri" o "musi gialli", così è giunta l'ora di smetterla di chiamare "non credenti" o "atei" coloro che, semplicemente, non accettano superstizioni o miti.
I Brights non hanno un caposcuola e nessuno è discepolo. Ciascun Bright è dotato di una propria autonomia. Da ciò discende che il Bright insegna solo con la coerenza delle sue azioni.
I Brights condividono e promuovono una visione naturalistica del Mondo che sia priva di elementi sovrannaturali.
Una visione naturalistica trova la sua pratica nello sviluppo armonioso dell'Individuo nell'ambiente sociale e nella natura intorno a sé; ciò richiede la sua consapevolezza dei condizionamenti culturali, delle ristrutturazioni mentali e dalle distorsioni cognitive a cui è soggetto a opera di "virus e mode culturali", denominati memi.
I Brights riconoscono in determinati memi entità capaci di inibire l'obiettivo esistenziale di ciascun Individuo a diventare ciò che realmente è.
I Brights si adoperano con il proprio comportamento, con il proprio intervento in qualsiasi circostanza e con la solidarietà attiva verso coloro che soffrono per inconsapevoli distorsioni della propria reale natura a opera di memi nocivi, a diffondere la consapevolezza dell'esistenza dei memi e dei loro effetti sulle cultura e personalità di ciascun Individuo.
I Brights, riconoscenti agli Illuministi del XVIII secolo per l'insegnamento, denunciano nei sistemi assolutistici, autoreferenziali, monocratici e dogmatici i terreni più fertili per la proliferazione e diffusione di memi nocivi.
I Brights si adoperano quindi per stimolare nella società:
The Brights' Net
P.O. Box 163418
Sacramento, CA 95816
USA
e-mail: The-Brights@the-brights.net.
e-mail (Italia): bright.italia@email.it .
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Ce lo dà Bertrand Russel, e voglio girarvelo nella speranza che - chissà - si possa avverare.
Il migliore augurio di buone feste che mi viene in mente.
Vogliamo reggerci in piedi da soli, e guardare il mondo in lungo e in largo, vederne le cose positive e quelle negative, le bellezze e le brutture; accettarlo cosi com'è, senza averne timore. Conquistare il mondo mediante la ragione, non mediante la servile soggezione alla paura che la realtà può far nascere in noi. Il concetto che abbiamo di Dio deriva dal vecchio concetto orientale di dispotismo, ed è un concetto del tutto indegno di uomini liberi. Quando in chiesa si assiste all'autodenigrazione di persone che affermano di essere miseri peccatori e tutto il resto, si assiste a uno spettacolo umiliante e indegno di esseri umani che si rispettino. Dovremmo avere il coraggio di alzarci in piedi e di guardare francamente in faccia la realtà. Dovremmo fare del mondo il migliore dei mondi possibili, e se anche non arrivasse a essere così bello come avremmo desiderato che fosse, sarebbe comunque migliore di quello che hanno modellato gli altri in tutti questi secoli.
Un buon mondo ha bisogno di conoscenza, gentilezza e coraggio; non ha bisogno di un attaccamento al passato pieno di rimpianto, o di incatenare il libero pensiero con delle parole pronunciate molto tempo fa da uomini privi di cultura. Ha bisogno di un'intrepida prospettiva e di libero pensiero. Ha bisogno di speranza per il futuro, e non di voltarsi continuamente indietro verso un passato che è morto, che siamo sicuri che verrà di gran lunga superato dal futuro che la nostra intelligenza saprà creare.
Fonte: Bertrand Russell - Dio e la religione - Ediz. Newton
Cfr. www.razionalmente.net
All'Osservatore Romano "dà fastidio che siano riconosciute altre forme di convivenza diverse dal matrimonio", perchè così "si scardina la famiglia" (La Repubblica, 7/12/2005, riportato in calce). Tra l'altro, degna di nota è la geniale reprise del termine "cattocomunista", a sigillo dell'attualità del dibattito interno alla Chiesa.
Fatto sta che da tempo mi chiedo se per questa gente il matrimonio sia così debole, così poco apprezzato come forma di convivenza da aver bisogno per sopravvivere di essere l'unico in circolazione. Bei cristiani sarebbero, i nostri connazionali, in questo caso! Il gioco è in diametrale opposizione al concetto (cattolicissimo, e odioso) di "libero arbitrio", ma molto in linea con l'opera secolare che la Chiesa da sempre conduce.
In pratica, dalla notte dei tempi (bei tempi, anzi, quelli del paganesimo, in quanto a libertà religiosa!), la Chiesa consolida il proprio potere con la negazione della libertà di scelta su cui invece si basa tutta la sua struttura teorica: non ci potrebbe infatti essere giudizio (né tantomeno inferno o paradiso), se non ci fosse la libertà di scegliere tra il bene e il male.
Tuttavia la Chiesa stessa, specie nel suo caratteristico legame con i poteri "terreni" (aristocrazie, dittature, regni, imperi…) ha sempre rifuggito – in quanto potere, e per questo bisognosa di un dominio su cui esercitarlo – l'anarchia insita nel concetto di libero arbitrio: catechismo forzato, battesimo dopo pochi giorni di vita, roghi, espansionismo violento (dalle Crociate al bagno di sangue conseguente alla conquista dell'America). Da quando aveva un potere secolare e lo esercitava come un qualsiasi Khomeini ad oggi, non è cambiato poi tanto se consideriamo i principî da cui ha origine il cristianesimo.
I fedeli non devono cadere in tentazione, in poche parole. Vale la stessa regola, dobbiamo pensare, anche per il matrimonio, che per la Chiesa è sempre e comunque un remedium concupiscentiae, quindi non una cosa in sè positiva, ma un necessario prezzo da pagare per non peccare… Poi dice che tutti i serial killer sono pazzi religiosi, chissà perché?
Ci tocca anche concludere che per L'Osservatore Romano (che vista la fissazione per sesso & co. è stato ribattezzato Guardone Romano) non ci si giura amore davanti a Dio (per chi si sposa in Chiesa) perché lo si pensa davvero, ma lo si fa perché non ci sono altri modi riconosciuti di unione. Un po' come dire: credo in Dio perchè non so che esiste Budda, altrimenti...
Il problema è che, mentre io devo fare i conti tutti i giorni con le mie debolezze e le mie paure, che si riflettono inevitabilmente anche sul mio pensare, loro hanno (o si immaginano di avere) un Dio onnipotente e onniscente alle spalle che li ammira. Come si fa a combattere contro questi esempi di arroganza e di violenza verbale?
Come si fa ad avere stima per ometti con idee medievali spacciate per Parola di Dio?
Chi è veramente convinto della bontà delle proprie idee non si nasconde dietro i poteri forti ricorrendo alla coercizione per avere ragione…
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L'Osservatore attacca l'Unione sulle coppie di fatto, si riparla di
"cattocomunisti"
Anche l'Avvenire critico: "Davvero questo è lavorare per il futuro?"
Il Vaticano sui patti civili
"Scardinano la famiglia"
di MARCO POLITI
CITTÀ DEL VATICANO - Pollice verso dell'Osservatore Romano alla
versione soft delle unioni civili, prospettata da Romano Prodi,
Francesco Rutelli e Piero Fassino. Il giornale vaticano attacca a
fondo, denunciando tentativi ostinati di "scardinare la famiglia".
Non è bastato che venisse messo in soffitta il termine "Pacs" né che
persino Giuliano Pisapia di Rifondazione comunista abbia chiarito
(come riconosce lo stesso Osservatore) che la scelta "non ha nulla a
che fare con i matrimoni o forme paramatrimoniali". Oltretevere dà
comunque fastidio che si voglia arrivare "al riconoscimento da parte
dello Stato di differenti forme di convivenza".
"Si sente a questo punto il dovere, oltre che l'esigenza - sottolinea
il giornale della Santa Sede - di ribadire l'assoluta contrarietà a
false concezioni del matrimonio e della famiglia, che non rispettino
il progetto originario di Dio". E, in crescendo, arriva un'altra
sciabolata: "Si chiamino coppie di fatto, Pacs, unioni civili e via
così in un vuoto esercizio di fantasia, la realtà è una sola: si
cammina ostinatamente verso lo scardinamento della famiglia,
deformandone l'autentica concezione e la sola ragione d'essere".
L'Osservatore se la prende anche con quei cattolici che hanno deciso
di militare a sinistra. "Qualcuno, cattolico secondo i suoi personali
parametri - scrive il giornale vaticano - ha ritenuto nei giorni
scorsi di sorvolare sui precedenti interventi dell'Osservatore Romano,
liquidandoli come obsoleti". Si tratta di "cattocomunisti", suona la
definizione sprezzante del giornale, e nei corridoi vaticani si
afferma che la frecciata è indirizzata al senatore ds Giorgio Tonini,
già presidente della Fuci.
E' evidente che in questa corsa continua da parte ecclesiastica a
condannare e cancellare qualsiasi termine ("patto" non va bene,
"contratto" non va bene, "unione" non va bene), i fautori di una
regolamentazione pubblica delle coppie di fatto non potranno che
arretrare sino a quando non si attesteranno sulla stessa linea di
semplicità, chiarezza e determinazione, che ha portato alla legge sul
divorzio.
Anche l'Avvenire, giornale dell'episcopato, continua a lavorare ai
fianchi l'Unione. Pur riservandosi di leggere le future proposte, il
quotidiano della Cei esprime in un suo corsivo "turbamento" e
opposizione all'idea che vengano concessi "diritti privati e pubblici"
alle coppie di fatto. La contrarietà è netta e rispecchia la linea
dettata mesi fa dal cardinale Ruini: "E' molto difficile - scrive
l'Avvenire - attribuire rilevanza pubblicistica a impegni di natura
indefinita e volutamente labile". Il corsivo conclude con una frase
vagamente minacciosa: "Davvero questo è lavorare per il futuro e
attirare consenso?".
Mentre la gerarchia ecclesiastica interviene quotidianamente nei
dettagli specifici di ciò che il Parlamento dovrà discutere, prosegue
la campagna contro la presunta esclusione del cristianesimo dalla vita
civile. "Una società che volesse escludere o solo emarginare il
cristianesimo sarebbe per ciò stesso destinata ad un'inevitabile
distruzione", ha ribadito ancora una volta il rettore della
Lateranense monsignor Rino Fisichella durante un convegno sul
Concilio.
(7 dicembre 2005)
"State attenti!, dice la Chiesa: i matrimoni tra persone di religione o etnia differente sono molto più complicati di quelli tra compaesani o dirimpettai. Ma questo lo sapevano già le vecchie zie ("mogli e buoi dei paesi tuoi"), e la Hollywood di quarant'anni fa (Indovina chi viene a cena, con Spencer Tracy e Sidney Poitier), e poi c'è tutta la buona retorica casereccia della ragazza della porta accanto...
Certo che da un'istituzione così prestigiosa come la Chiesa, ci si aspetterebbe magari qualcosina in più: arrivare, sia pure in affannoso ritardo, almeno al livello di Spencer Tracy, dire due o tre parole buone per questi benedetti ragazzi così scriteriati, così incoscienti da mescolare sangue e razza, o addirittura, trattandosi dopotutto di cose d'amore, di avere un briciolo di fede nei sentimenti, un po' di meno nella real-politik... Macché, niente. Cipiglio preoccupato, ditino levato per ammonire, nessuna speranza e nessuna fede nel vecchio mito scalcinato dell'amore che abbatte le barriere, basta con Capuleti e Montecchi, West Side Story, il "Bacio appassionato" di Ken Loach, l'ebreo e la palestinese, le coppie miste. Tutta roba troppo romantica, bubbole, sogni, cinema. Una volta i preti portavano i ragazzi al cinema. Oggi, evidentemente, non ci vanno neanche loro."
Michele Serra, La Repubblica, 4 dicembre 2005