Dedicato a tutti i non credenti che si sentono affogare nel magma ipocrita ed invadente del cattolicesimo.
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L’evoluzione dell’uomo ha permesso alcune fondamentali acquisizioni: il principio di non contraddizione, la penicillina, la democrazia, il rispetto per il pensiero altrui. Questo rispetto viene giustamente esteso a tutto ciò che non è puro pensiero ma anche credenza, spiritualità e ciò che questi concetti di sfuggente definizione producono in campo etico: riti religiosi, manifestazioni devozionali, etc. Bene: oggi, anno 2008 dell’era post-tecnologica e informatica, a più di due secoli dall’Illuminismo ed a quasi un secolo dalla teoria della relatività, la Chiesa Cattolica continua le sue incursioni contro la razionalità, l’evoluzionismo, la ricerca scientifica, la medicina curativa e palliativa e molti altri baluardi della nostra debole maturità umana. Per contro, la Chiesa Cattolica, propugna con vigore e in modo invadente il suo modello di civiltà: l’obbedienza acritica verso una dottrina ed una tradizione forgiata a suon di concilî rissosi, papi sanguinarî e persecuzioni inquisitorie, l’ingerenza nell’etica individuale e sociale, la pressione costante sui governi - segnatamente quello italiano ma in principio quelli di tutto il mondo - affinché modellino le proprie leggi sulla base dei dettami cattolici, la condanna di ogni etica diversa da quella cattolica e la pretesa di fungere da unico paradigma di comportamento non soltanto per gli adepti di quella sètta ma per tutti gli esseri del mondo.
A complemento di questa protervia dottrinale vi è una pratica religiosa troglodita e barbara fatta di riti necrofili e pacchiani, come l’ostensione del cadavere di Francesco Forgione, l’agitazione di ampolle contenenti il falso sangue di un morto, il cencio dipinto in epoca medievale con la pessima riproduzione dell’impronta di Gesù, le lacrimazioni di statue di gesso, riti che sarebbero del tutto risibili se non fossero accompagnati dalla frode (la maschera di silicone sul volto del cappuccino, il falso storico-chimico della sindone e del sangue liquefatto, etc) e deliberatamente vòlti al profitto economico, oltreché al plagio ed alla soggezione degli ignoranti.
L’universalità dei mezzi di comunicazione e la forza che la Chiesa Cattolica esercita su di essi rende la moltiplicazione di quesri riti, divieti, sentenze e prescrizioni del tutto assillante ed invadente nei confronti di quell’enorme parte della civiltà umana che non vi crede. Questo è il punto: la Chiesa Cattolica ed i suoi adepti difendono questa congerie di riti e superstizioni appellandosi al rispetto che si deve verso la religione e verso la sensibilità religiosa dei credenti. Di fatto questo limite è infinito, non potendosi sondare quale sia il punto oltre cui la «sensibilità religiosa» di una certa persona si ritenga urtata. La civiltà dell’Illuminismo, del libero pensiero e della democrazia ha portato a maturare il rispetto verso le idee e le idee religiose dei singoli, estendendo il principio della difesa della libertà di pensiero anche a coloro che per secoli hanno fatto del settarismo e della persecuzione il principale mezzo di propaganda della loro dottrina.
Oggi il libero pensiero, la libera ricerca scientifica, la libertà di scelta morale dei singoli è costantemente ostacolata, criticata e negata dalla chiesa Cattolica con l’opera di capillare propaganda portata avanti dal suo capo. Di fronte ai continui attacchi verso i principî che ci hanno permesso di uscire dalla barbarie dei secoli passati e dalla soggezione di una dottrina opprimente e involutiva, è necessario che gli uomini razionali difendano il loro patrimonio di cultura e di evoluzione, così come è necessario alla fragile democrazia difendersi dalle insidie del sempre rinascente totalitarismo. È per questo urgente motivo che, d’ora in avanti, non porteremo più rispetto verso la «sensibilità religiosa» di chi ci propone sfacciatamente l’adorazione di cadaveri o parti di essi, di chi propugna l’accanimento terapeutico sui decerebrati, di chi condanna l’uso della pillola del giorno dopo, di chi si oppone all’uso dell’aborto anche per fini terapeutici, di chi promuove la continuazione del dolore come mezzo di dominio sulle coscienze, di chi sentenzia giornalmente sopra a materie di normale amministrazione socio-politica e privata come le unioni civili, le pratiche sessuali, etc. Non gli porteremo alcun rispetto, perché il loro pensiero costituisce un danno ed una involuzione per la società.
Perdipiù, il principio di rispetto verso le idee e convinzioni altrui dev’essere reciproco: non si capisce perché la Chiesa Cattolica debba giornalmente infrangere questo principio offendendo la sensibilità e la razionalità di tutti coloro che non si riconoscono parte di essa, proponendo loro argomenti, dettami e comportamenti che offendono la logica e la ragione. Gli uomini razionali, eticamente maturi e pacifici hanno dunque tutto il diritto di risentirsi e considerarsi offesi di fronte a queste continue incursioni. È per questo principio che, al puro scopo di autodifesa, sospendiamo ogni forma di rispetto verso la Chiesa Cattolica, avendo come unico limite quello delineato del codice civile e penale. Tutti i riti, le affermazioni e le azioni della Chiesa Cattolica che risulteranno contrarie alla logica, alla ragione, al buon gusto e ad un’etica laica matura ed evoluta, saranno pertanto fatto oggetto di scherno, riso e mancanza di rispetto. Sarà dunque lecito al laico ed all’uomo razionale non solo criticare, ma anche prendere a pernacchie l’apparizione di un santo fra le macchie di una padella o quei miracoli dove si ringrazia perché non sono morti proprio tutti. Ciò che offende la ragione non sarà più rispettato.
Concetti come «fede», »sensibilità» e «spiritualità» non potranno più costituire una copertura ed una patente d’impunità per tutto ciò che di illogico, ripugnante, antistorico, antiscientifico e laicamente immorale propugna la Chiesa Cattolica.
Federico M. Sardelli
Da parte loro, i Paguri aggiungono come oggetti di scherno e mancanza di rispetto anche i canali - di qualsiasi natura essi siano - completamente asserviti alla diffusione, la propaganda e la difesa della Chiesa Cattolica, primi fra tutti i TG.
Ce l'hanno con Darwin e poi si chiamano "primati"...
In effetti, a sentirli parlare, qualche dubbio sull'evoluzione lo fanno venire anche a me.
Un premier democraticamente eletto, che amplia i diritti senza imporre niente a nessuno (perché è questo il punto: la Chiesa vorrebbe fossero imposti i suoi valori a tutti, mentre una società liberale fa esattamente l'opposto) così viene apostrofato dai "primati".
TOLEDO - Prima di parlare, il cardinale Antonio Cañizares, primate di Spagna, arcivescovo di Toledo, ha piacere che si veda la sua cattedrale. «Qui è nata la Spagna. Nel 593, con la conversione del re visigoto Recadero. Anzi, Benedetto XVI mi ha detto che a Toledo è nata l’Europa, con l’incontro nel cattolicesimo tra tedeschi e latini, due secoli prima di Carlo Magno. Poi la chiesa fu distrutta e divenne moschea. Poi fu distrutta la moschea e fu ricostruita la chiesa…». Lo chiamano il piccolo Ratzinger, per i capelli candidi, il tratto cortese, la fermezza.

Il Papa con Zapatero (Ap)
Cardinale, avete perso le elezioni? La vittoria di Zapatero è la sconfitta dei vescovi spagnoli?
«No. Mi congratulo con Zapatero. Siamo pronti a collaborare con lui, purché si muova nel solco della Costituzione e persegua, come fa la Chiesa, il bene comune. Noi non siamo contro il governo. Certo, i conflitti con il potere costituito sono per la Chiesa una condizione storica». In Italia si pensa il contrario, al punto talora da identificare la Chiesa con il potere. «Forse, in passato. Oggi la Chiesa non è il potere, anche se può subirne la tentazione; ma in fondo anche Cristo fu tentato. E noi non cesseremo di reclamare contro alcune cose che il governo ha fatto o potrà fare».
Lei ha parlato di una «rivoluzione culturale laicista» di Zapatero. Che cosa intende? Questa rivoluzione continuerà?
«Sì, è in corso una rivoluzione culturale. Non solo in Spagna; in tutto l’Occidente. La denuncia Benedetto XVI, quando paventa la dittatura del relativismo. La Spagna rappresenta la punta più avanzata di questa rivoluzione, con le sue leggi “di genere”, che vanno ben oltre il femminismo tradizionale, questa sorta di lotta di classe tra uomo e donna. Il governo spagnolo ha varato leggi che negano l’evidenza della natura e della ragione, che affidano allo Stato la formazione morale dei giovani, che si propongono di fondare una nuova cultura su una concezione falsa della libertà».
Una rivoluzione che ora continuerà. Cosa deve fare la Chiesa?
«Quanto ha fatto finora. La sinistra parla di allargare i diritti. Ma i diritti non si creano in Parlamento. La Chiesa vuole collaborare a costruire una società di convivenza e di pace. Ma quale convivenza può esserci al di fuori del matrimonio tra un uomo e una donna? Quale convivenza può esserci se si intende eliminare Dio dalla vita sociale? Quale convivenza può esserci se si nega il diritto alla vita? Non abbiamo nulla da rimproverarci: sarebbe un tradimento se rinunciassimo a difendere la vita, dal concepimento alla morte naturale. Noi non siamo contro la democrazia, ma a favore; chi nega il diritto alla vita è contro la democrazia, e conduce la società al disastro. Noi difenderemo i valori in pericolo. E ci batteremo contro l’ampliamento della legge sull’aborto, e contro l’eutanasia».
L’aborto in Italia è tornato nell’agenda politica. In Spagna la legge è più restrittiva che in Italia. Teme che Zapatero intenda cambiarla?
«Ci sono a sinistra persone e gruppi che lo chiedono. Ma la Corte costituzionale ha riconosciuto i diritti del nascituro. Noi dobbiamo innanzitutto chiedere la piena applicazione della legge in vigore: sono convinto che molti dei centomila aborti che avvengono in Spagna ogni anno sarebbero evitati. Conosco la battaglia di Giuliano Ferrara per la moratoria, e vi aderisco. Per il futuro, mi batterò per l’abolizione dell’aborto. Che è il peggior degrado della storia dell’umanità».
Zapatero è stato polemico con i vescovi in campagna elettorale. Che effetto le ha fatto?
«Non l’ho capito. E tuttora, dopo il suo trionfo, continuo a non capirlo. Le sue aggressioni verbali si basavano su parole manipolate, come quelle del cardinale Rouco Varela, o riferite dai media in modo incompleto, come quelle del cardinale García Gasco. Comunque, non ho nulla contro la persona. Lui stesso ha detto di non voler ripetere gli errori. Prego per lui che imbocchi la strada giusta».
Questo significa che può cominciare una nuova stagione nei rapporti tra governo e Chiesa?
«Da parte nostra non esiste, non può esistere nessuna nuova stagione. In questi anni la Chiesa spagnola non ha compiuto un solo atto di ingerenza. Il cristianesimo è l’unica religione che separa fede e politica: a Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare. Di Dio sono la vita, la verità, l’uomo».
La destra non ha fatto propria la battaglia culturale della Chiesa. Ora cosa dovrebbe fare, secondo lei, l’opposizione a Zapatero, in Parlamento e nella società?
«Non mi permetto di dare indicazioni a un partito. Dico che il futuro della nostra società si gioca in una grande battaglia culturale, e che nessun cattolico, in qualunque partito militi, può disertare. Al contrario: il parlamentare, il medico, il docente universitario, ognuno deve fare la sua parte. E la Chiesa deve evangelizzare la Spagna. Noi non vogliamo essere fattore di divisione, ma del progresso autentico; non del progresso che rinchiude la ragione nel recinto della scienza».
Il confronto tra Stato e Chiesa è un tema anche della campagna elettorale italiana. Qual è la differenza tra la Chiesa spagnola e la nostra?
«La Chiesa italiana ha più spazio sui media. Quando ci fu il Family Day, tutti i giornali dedicarono più pagine alla manifestazione di piazza San Giovanni, emezza pagina a quella laicista di piazza Navona. In Spagna molti giornali avrebbero fatto il contrario. Da qui l’impressione che la Chiesa italiana sia più ascoltata. Ma guardi che anche in Spagna la gente ci sta a sentire. Quando mi incontrano in stazione o all’aeroporto, i passanti mi incoraggiano: “Don Antonio, avanti così!”. Quando il cardinale Rouco ha invitato i madrileni in piazza, sono venuti in due milioni. Finora c’è stato un deficit dei cattolici nella vita pubblica, ma le cose stanno cambiando, e il futuro sarà diverso».
L’unità nazionale spagnola è in pericolo?
«L’unità della Spagna è un bene morale che appartiene a tutti, e che tutti dovrebbero difendere. Ad esempio evitando qualsiasi trattativa, qualsiasi riconoscimento politico al terrorismo ».
Che cosa pensa della legge sulla memoria? Non è forse giusto eliminare anche dalle chiese lapidi, iscrizioni, simboli del franchismo?
«È una legge non necessaria. Le sofferenze del passato si possono riparare in altri modi. E molte sono già state riparate. Fare una legge significa rievocare e rinfocolare le divisioni tra di noi. Abbiamo invece bisogno di più riconciliazione, di più unità. La vera legge per la memoria è la Costituzione del 1978; lì c’è già tutto; il di più è inutile o dannoso».
Aldo Cazzullo
Corsera, 11 marzo 2008
Questa è presa "para para" dal semplicemente divino sito di don Zauker, personaggio del Vernacoliere.
www.donzauker.it. Divino.
Voi,
i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti, i testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi, le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello, quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto, quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia, quelli che cominceranno a vivere dopo la morte…
Tutti voi,
che non potete vivere senza un Papà Natale e senza un Padre castigatore.
Tutti voi,
che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello.
Tutti voi,
che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il piu’ stupido, il piu’ meschino, il piu’ sanguinario, il piu’geloso, il piu’ avido di lodi tra voi.
Voi, oh, tutti voi
NON ROMPETECI I COGLIONI!
Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi.
Non rompeteci i coglioni, cani!
François Cavanna
L'otto per mille, le scuole, gli ospedali, gli insegnanti di religione e i grandi eventi
Ogni anno, dallo Stato, arrivano alle strutture ecclesiastiche circa 4 miliardi di euro
"Quando sono arrivato alla Cei, nel 1986, si trovavano a malapena i soldi per pagare gli stipendi di quattro impiegati". Camillo Ruini non esagera. A metà anni Ottanta le finanze vaticane sono una scatola vuota e nera. Un anno dopo l'arrivo di Ruini alla Cei, soltanto il passaporto vaticano salva il presidente dello Ior, monsignor Paul Marcinkus, dall'arresto per il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. La crisi economica è la ragione per cui Giovanni Paolo II chiama a Roma il giovane vescovo di Reggio Emilia, allora noto alle cronache solo per aver celebrato il matrimonio di Flavia Franzoni e Romano Prodi, ma dotato di talento manageriale. Poche scelte si riveleranno più azzeccate. Nel "ventennio Ruini", segretario dall'86 e presidente dal '91, la Cei si è trasformata in una potenza economica, quindi mediatica e politica. In parallelo, il presidente dei vescovi ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico italiano e all'interno del Vaticano, come mai era avvenuto con i predecessori, fino a diventare il grande elettore di Benedetto XVI.
Le ragioni dell'ascesa di Ruini sono legate all'intelligenza, alla ferrea volontà e alle straordinarie qualità di organizzatore del personaggio. Ma un'altra chiave per leggerne la parabola si chiama "otto per mille". Un fiume di soldi che comincia a fluire nelle casse della Cei dalla primavera del 1990, quando entra a regime il prelievo diretto sull'Irpef, e sfocia ormai nel mare di un miliardo di euro all'anno. Ruini ne è il dominus incontrastato. Tolte le spese automatiche come gli stipendi dei preti, è il presidente della conferenza episcopale, attraverso pochi fidati collaboratori, ad avere l'ultima parola su ogni singola spesa, dalla riparazione di una canonica alla costruzione di una missione in Africa agli investimenti immobiliari e finanziari.
Vi invito a leggere il bel pezzo di ilmessia.blogspot.com su un illuminante articolo de l'Avvenire, negazionista e dogmatico come d'abitudine (ma deliziosamente originale).
Lo trovate su http://ilmessia.blogspot.com/2007/06/un-roseo-avvenire.html
Non mi piace assumere toni alla Travaglio, ma vi invito caldamente a guardare, stasera, la puntata di Santoro dedicata a questo caso, che sta facendo impazzire la rete.
Ci sarà anche il meraviglioso Piergiorgio Odifreddi.
Hanno provato e stanno tutt'ora provando a bloccare la messa in onda (come se di certe cose fosse vietato parlare, nonostante il pieno diritto di replica concesso ai preti e la verifica di ogni notizia riportata nel documentario BBC da parte della redazione di AnnoZero) con una vera e propria censura preventiva. Di certe cose non si deve parlare, e basta.
E magari questi idioti assassini (perché è colpa loro, se i loro figli muoiono a tre anni: si dovrebbero fare qualche domanda anche sul loro Dio, che li ricompensa con tanto amore) votano pure.
Gli ultra-tradizionalisti cristiani rifiutano la modernità: ma un male li costringe a cedere
Malattia rarissima colpisce i loro bimbi. Salvati da una cura tecnologica
Come non accennare al video che sta facendo record di download tra gli utenti web di tutto il mondo?
10 / 05 / 2007
Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini,
mi rivolgo a lei anche se la so da poco in pensione, anziché al suo successore card. Bagnasco, perché lei è un po' l'Andreotti del Vaticano: ha accompagnato la vita politica e religiosa del nostro paese per molti decenni.
Come lei ben sa, non c'è paese d'Europa che abbia avuto tanti capi del governo cattolici come l'Italia. Su 60 governi in 60 anni, 51 avevano come premier un cattolico e solo 9 un laico: 2 volte Spadolini, 2 Craxi, 2 Amato, 2 D'Alema, 1 Ciampi, che peraltro si dichiara cattolico.
In 60 anni l'Italia è stata governata per 52 anni da un cattolico e per 8 da un laico.
Se
Sa invece qual è il risultato? Che l'Italia investe nella spesa sociale il 26,4% del Pil, 5 punti in meno che nel resto d'Europa a 15, quella infestata di massoni, mangiapreti, satanisti e - per dirla con Tremaglia - culattoni. Se poi andiamo a vedere quanti fondi vanno alle famiglie e all'infanzia nei paesi che non hanno avuto la fortuna di avere in casa Dc e Vaticano, scopriamo altri dati interessanti. L'Italia è penultima in Europa col 3,8% della spesa sociale alle famiglie, contro il 7,7% dell'Europa, il 10,2% della Germania, il 14,3% dell'Irlanda.
Noi diamo alla famiglia l'1,1% del Pil: meno della metà della media europea (2,4).
Sarà un caso, ma noi siamo in coda in Europa per tasso di natalità: la Francia ha il record con 2 figli per donna, la media europea è 1,5, quella italiana 1,3. E il resto d'Europa ha i Pacs, noi no: pare che riconoscere i diritti alle coppie di fatto non impedisca le politiche per la famiglia, anzi. Lei che ne dice?
Lei sa, poi, che per sposarsi e fare figli, una coppia ha bisogno di un lavoro stabile. Sa quanto spendiamo per aiutare i disoccupati? Il 2% della spesa sociale, ultimi in Europa. La media Ue è il 6%.
Poi c'è la casa. Anche lì siamo penultimi: solo lo 0,06% della spesa sociale va in politiche abitative (la media Ue è il 2%, il Regno Unito è al 5,5). Se in Italia i figli stanno meglio che nel resto del mondo, anche perché sono pochissimi, per i servizi alle madri siamo solo al 19° posto.
Forse, Eminenza, visto il rendimento dei politici cattolici o sedicenti tali, avete sempre puntato sui cavalli sbagliati. O forse, se aveste dedicato un decimo delle energie spese per combattere i DiCo e i gay a raccomandare qualche misura concreta per la famiglia, non saremmo i fanalini di coda dell'Europa: perché i nostri politici le promesse fatte agli elettori non le mantengono, ma quelle a voi le mantengono eccome.
Sonoproprio sacre.
Ora speriamo che il Family Day faccia il miracolo. A questo proposito, vorrei mettere una buona parola per evitare inutili imbarazzi. Come lei sa, hanno aderito all'iniziativa moltissimi politici così affezionati alla famiglia da averne due o tre a testa. Come Berlusconi, che ha avuto due mogli, senza contare le giovani e avvenenti attiviste di Forza Italia con cui prepara il Family Day nel parco di villa Certosa.
Le cito qualche altro esempio da un bell'articolo di Barbara Romano su Libero. Vediamo
Anche An è ferocissima contro i Dico. Fini ha sposato una divorziata. L'on. Enzo Raisi ha detto: "Io vivo un pacs". Altro "pacs" inconfessato è quello tra Alessio Butti e la sua compagna Giovanna. Poi i due capigruppo: alla Camera, Ignazio
E Forza Italia? A parte il focoso Cavaliere, sono divorziati il capogruppo alla Camera Elio Vito e il vicecapogruppo Antonio Leone. L'altro vice, Paolo Romani, è già al secondo matrimonio: «e non è finita qui», minaccia. Gaetano Pecorella ha alle spalle una moglie e "diverse convivenze". Divorziati anche Previti, Adornato, Vegas, Boniver. Libero cita tra gli irregolari persino Elisabetta Gardini, grande amica di Luxuria, che ha un figlio e (dice Libero) convive con un regista. Frattini, separato e convivente, è in pieno Pacs. Risposàti pure Malan, D'Alì e Gabriella Carlucci, mentre
Ecco, Eminenza, personalmente sono convinto che ciascuno a casa sua sia libero di fare ciò che vuole. Ma è difficile accettare l'idea che questi signori, solo perché siedono in Parlamento, abbiano dal '
E che lei Eminenza non abbia mai tuonato contro i Pacs parlamentari. Ora però non vorrei che qualche Onorevole Pacs disertasse il Family Day per paura di beccarsi una scomunica. Perciò mi appello a lei: se volesse concedere una speciale dispensa almeno per sabato, ne toglierebbe d'imbarazzo parecchi. Potrebbe pure autorizzarli a sfilare ciascuno con tutte le sue famiglie, magari entro e non oltre il numero di 3. Per far numero.
Ne guadagnerebbe la partecipazione. Si potrebbe ribattezzare l'iniziativa Multifamily Day.
Marco Travaglio
di Eugenio Scalfari, La Repubblica del 13 maggio 2007
IL FAMILISMO è la base della società italiana, così ha scritto ieri su questo giornale Francesco Merlo e tutti concordiamo con lui. Lo è nel bene e nel male. Tutti siamo figli di mamma - si dice e si sa - e di mamma ce n'è una sola; a lei si ricorre anche nell'età adulta per ritrovare serenità, conforto, ristoro ed anche, con l'avanzare degli anni, per proteggerla e accompagnarla affinché non si senta sola in vista dell'ultimo appuntamento.
Familismo non è necessariamente sinonimo di famiglia. Il primo è un modo d'essere e di sentire, la seconda è un'istituzione convalidata da un contratto che per i cattolici realizza anche un sacramento. Spesso però quei due termini coincidono ibridandosi reciprocamente. Quando questa compenetrazione avviene la micro-istituzione familiare si chiude a riccio, esclude e non include, rischiando di diventare omertosa e di far prevalere la difesa dei propri confini sulla solidarietà civica e perfino sull'amore del prossimo.
Le società profondamente cristiane - se ancora ce ne sono - conoscono questo contrasto che ha le sue radici addirittura nella predicazione di Gesù di Nazareth. Dopo aver incitato i discepoli e il popolo che lo seguiva all'amore e alla carità, egli aggiunse: "Voi credete che io sia venuto a portare la pace ma io ho portato la spada. Io metterò il padre contro il figlio, la figlia contro la madre, il fratello contro il fratello. Chi verrà con me abbandonerà la famiglia. La mia famiglia non sono mio padre e mia madre ma siete voi che credete in me".
È un passo dei Vangeli molto controverso che ha una sola interpretazione possibile: Gesù pone se stesso come simbolo di carità e amor del prossimo e vede i legami familiari e l'egoismo di gruppo che li può intridere come una barriera da abbattere se il cristiano vuole aprirsi al comandamento dell'amore del prossimo. In questa visione la famiglia, luogo di amore, non può che essere aperta e inclusiva. Se non lo è il Maestro esorta i suoi seguaci ad abbattere il muro che la protegge e ad aprire le braccia e il cuore al Dio della misericordia, della tenerezza, del bene.
Noi laici, ma non ghibellini, vorremmo che questa fosse la visione della famiglia che ha radunato ieri, in piazza San Giovanni, una gran folla di persone per iniziativa di molte associazioni cattoliche, dei preti e dei Vescovi italiani. I promotori di quel raduno hanno sostenuto che proprio questa è stata la sua motivazione. E poiché l'istituzione familiare vive nel nostro tempo e deve sopperire ai bisogni e alle sfide quotidiane, gli obiettivi concreti della manifestazione sono stati anche quelli di premere sul governo affinché delinei una politica di sostegno economico alle famiglie per renderle più sicure del loro futuro e indurle anche per questa via a crescere e a moltiplicarsi.
Ebbene, spiace dirlo ma le cose ieri pomeriggio non sono andate così. Né era possibile - ammettetelo - che quella moltitudine non fosse strumentalizzata. Basta aver visto con quale entusiasmo sono stati accolti prima Fini e poi Berlusconi. Basta aver ascoltato le parole pronunciate da quest'ultimo un minuto prima di fare la sua comparsa e incassare l'ovazione che gli è stata tributata dalla piazza di San Giovanni.
"Io sono qui" ha detto "per testimoniare che i veri cattolici non possono stare a sinistra; non possono stare con i comunisti che hanno ridotto la Chiesa al silenzio e ancora vorrebbero ridurre la religione a un fatto privato. Io sono qui per far sì che la Chiesa possa liberamente parlare e affermare la propria verità e i propri valori che sono anche i nostri".
E così è stato servito il buon Pezzotta, organizzatore ufficiale del raduno, affannatosi per settimane a rassicurare che nessun colore politico avrebbe prevalso in quella piazza e in quella moltitudine, che cattolici e non cattolici avrebbero potuto e dovuto affratellarsi in nome della famiglia, dei suoi diritti e dei suoi doveri.
Se Pezzotta - come ci ostiniamo a sperare per lui - è un uomo di buona fede, dovrebbe aver passato una pessima nottata nel constatare che i suoi sforzi sono stati ridicolizzati dalla realtà. Oppure - se si rallegrerà per quanto è accaduto - dovremo concludere che ha tentato di prendere in giro gli italiani che la pensano diversamente dalle piazzate berlusconiane.
Che Pezzotta sia un ingenuo si può anche concedere, ma sono altrettanto ingenui i vescovi della Conferenza episcopale? E il papa che anche dal Brasile ha seguito con attenta intenzione la manifestazione romana? (Apprendo ora dal telegiornale che Pezzotta con aria felice ha detto: "Il papa sarà contento di questa giornata". Tanto ingenuo dunque non è).
In realtà il Vaticano e le diocesi italiane stanno assordando da anni gli italiani con lo sventolio dei loro interessi e dei valori usati per ricoprirli. Hanno trasformato la Chiesa italiana nella più potente delle "lobby". Hanno voluto il raduno di Roma per mettere in scena una prova di forza politica e muscolare. Hanno attinto a piene mani ai fondi provenienti dall'8 per mille versato nelle loro casse dallo Stato italiano. Stanno risuscitando il clericalismo e l'anticlericalismo. Sono entrati a gamba tesa nell'agone politico a dispetto della lettera e dello spirito del Concordato.
Questo è accaduto ieri. Non vorremmo usare parole gravi ma la giornata di ieri ha indebolito la democrazia italiana. Non perché tanta gente si sia riunita per far sentire la sua adesione ai valori e agli interessi delle famiglie; ma perché quella stessa gente è stata manipolata dalle destre e dalla Chiesa in perfetta sintonia tra loro. Trono e altare, come ai vecchi tempi.
Vengono in mente i farisei denunciati da Gesù come sepolcri imbiancati e viene in mente anche la biografia privata di molti capi della destra a cominciare dal suo leader massimo.
Ho già detto: non siamo ghibellini. Ma sentiamo che forze potenti ci spingono a diventarlo. Siamo contro chi volesse ridurre la Chiesa al silenzio, anche se non c'è nessuno che lo voglia. Ma siamo soprattutto contro chi sta riducendo al silenzio i laici e facendo a pezzi la laicità.
* * *
Da questo punto di vista bene hanno fatto i radicali e quanti ne hanno condiviso l'iniziativa a promuovere il raduno del "coraggio laico" a piazza Navona. La sproporzione delle forze in campo era evidente e proprio per questo è stata usata la parola coraggio.
Il grosso del centrosinistra era assente. In ascolto, hanno detto i suoi leader. Ebbene, ora hanno ascoltato. Di incoraggiamenti per una politica di sostegno finanziario alle famiglie non c'era bisogno: una parte delle scarse risorse disponibili è già stata impegnata dal governo in quella direzione; altre provvidenze saranno decise nel convegno di Firenze promosso dal governo e Rosy Bindi.
Resta l'accoppiata tra la Chiesa italiana e la destra, fragorosamente espressa da mesi e culminata nella giornata di ieri. Si spera che i leader del Partito democratico abbiano ascoltato con profitto e che almeno un briciolo di coraggio laico sia penetrato nelle loro menti.
Gesù di Nazareth rovesciò i tavoli dei mercanti e li scacciò a frustate dal Tempio. Gesù di Nazareth predicava la pace ma sapeva usare la spada quando fosse necessario.
Ha detto tante cose Gesù di Nazareth. Forse i laici dovrebbero promuovere un raduno di massa intitolato al suo nome per vedere fino a che punto la Chiesa di oggi abbia ancora il diritto di usarlo e non parli invece sempre di più con lingua biforcuta. Per vedere se il ritorno al nuovo temporalismo sia un fatto positivo o negativo per il sentimento religioso. Per vedere se i papisti di oggi lottino ancora affinché gli ultimi siano i primi. Infine per capire se i cammelli riescano a passare nella cruna dell'ago o se quella cruna non sia diventata una ampia autostrada dove i cammelli transitano al galoppo con tutto il carico delle loro ricche mercanzie.
Sì, bisognerebbe proprio farlo un raduno di massa su Gesù di Nazareth. Non credo che il trono e l'altare uniti insieme siano di suo gusto, figlio dell'Uomo o figlio di Dio che lo si voglia considerare.
(13 maggio 2007)